Ansia

La fobia sociale: chiudersi in una prigione

Evitare le occasioni sociali in cui ci si possa sentire giudicati o presi in giro. Detto in modo diretto, soffrire di fobia sociale (detta anche disturbo d’ansia sociale) è come chiudersi in una prigione e gettare via le chiavi. Bisogna dire che esiste anche una forma piu’ soft, la fobia sociale specifica, che riguarda solo un certo tipo di situazioni sociali (ad esempio feste dove si debba ballare o incontri in cui debba parlare in pubblico): mentre la fobia sociale generalizzata riguarda potenzialmente tutte le situazioni sociali e fa precipitare la qualità della vita di chi ne soffre.

Tutto nasce dal sentirsi inadeguati agli occhi degli altri e dalla paura che anche gli altri se ne accorgano.

Per farvi entrare nella mente di un fobico sociale, sono andato a cercare su internet i racconti che loro stessi fanno della propria vita. Ho scoperto che c’è persino un forum interamente dedicato alla problematica! Molti racconti meritavano di essere riportati, ma con difficoltà ho scelto un paio di citazioni:

“Vorrei tanto conoscere persone con cui parlare confrontarmi scambiare, sento l’urgenza di mettermi in gioco con qualcun altro, e una volta finito trovare qualcuno di nuovo con cui parlare e arricchirmi delle conoscenze ma….ma non trovo modo di farlo. Non conosco persone nuove, non parlo con nessuno, non mi muovo. Non so come farlo”.

“Nonostante in realtà abbia un disperato bisogno di rivitalizzare la mia vita sociale, quando persone che non conosco bene mi chiedono di uscire o di fare qualunque qualcosa insieme, mi trovo in modo automatico, naturale, e quasi incontrollabile, a declinare tali inviti, fingere di avere da fare, fingere di non essere interessato. E fatico anche moltissimo ad ammettere con gli altri la mia situazione sociale terribile, a volte mi scopro ad inventare cose che non ho fatto con persone che non conosco, perchè ho paura di essere visto come un caso umano”.

Immaginate come debba essere aver paura di andare alle feste dei propri amici, aver paura di conoscere ragazze, aver paura di andare in luoghi affollati ma parte della vita quotidiana come supermercati e negozi, cominciare ad aver paura di andare a scuola o a lavoro e di uscire anche con il proprio gruppetto di amici. Il rischio è di abbandonare la scuola o il lavoro e di ritrovarsi in una situazione di totale emarginazione. Con uno struggente desiderio di relazioni umane…ma in una disperata solitudine. Lo so, fa male pensarci. Ma è l’esperienza che un fobico sociale vive normalmente.

Solitudine

Tuttavia non temete: anche dalla fobia sociale è possibile guarire.

Oltre all’aiuto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta, spesso il fobico sociale ha bisogno anche di rivolgersi a uno psichiatra. Il suo livello d’ansia nelle situazioni sociali è così alto da sfociare in veri attacchi di panico: spesso ha bisogno di un ansiolitico da prendere prima di affrontarle. Di solito lo psichiatra gli prescrive in combinazione un antidepressivo perché evitare i contatti umani porta anche a vissuti depressivi. Prendere questi farmaci serve a riportare la persona ad un certo equilibrio psicofisico, a partire da cui possa essere recettivo verso il percorso psicologico di sostegno o di terapia che affronterà: in preda ai sintomi piu’ aggressivi dell’ansia e della depressione, infatti, il paziente avrebbe mente e corpo ‘altrove’. L’idea quindi non è di prendere i farmaci a vita, ma per il tempo necessario a stabilizzarsi.

In che consiste il percorso psicologico? Innanzitutto nel parlare di quegli episodi, spesso legati a situazioni familiari e a eventi accaduti con compagni di scuola, in cui ci si è sentiti rifiutati e umiliati. Sono esperienze traumatiche che spesso la persona non ha condiviso a fondo con nessuno, ci sono tante emozioni che devono fuoriuscire. E’ necessario poi comprendere quali sono state le convinzioni su di sé e su gli altri nate da quegli episodi: in linea generale, dovrebbero essere del tipo “io non sono all’altezza degli altri” e “gli altri sono cattivi”. Sarà necessario mettere in discussione queste convinzioni, andare a ricordare esperienze in cui la persona è stata efficace e non inadeguata ed esperienze in cui gli altri sono stati benevoli e non rifiutanti. Infine verrà la parte decisiva: esporsi nelle situazioni sociali temute. Una tecnica spesso usata è quella di far scrivere al paziente una lista delle dieci situazioni sociali piu’ temuta. Si prende la lista e si chiede al paziente di cominciare ad affrontare la situazione n.10, quella meno temuta. Dieci gradini verso la libertà.

10 gradini x Ansia sociale

Immaginiamo si tratti di andare al supermercato a fare la spesa. Se la persona non si sente subito in grado di entrarci, potrebbe ogni giorno per una settimana passeggiare di fronte al supermercato per una decina di minuti; alla settimana successiva, potrebbe entrare e rimanerci un giorno per almeno 30 secondi, un altro giorno per 1 minuto, e così via fino a essere in grado di rimanervi per il tempo necessario a completare la spesa e a superare anche l’ultimo scoglio (affrontare il cassiere!). Depennata la situazione n.10 dalla lista, si passa alla situazione n.9 con lo stesso approccio.

Ovviamente in situazioni come andare a una festa di compleanno non è possibile fare la stessa cosa: passeggiare 10 minuti all’ingresso e poi andarsene! Ma l’idea di fondo è la stessa, cominciare dalla cosa piu’ facile, quindi da una festa a cui partecipino i propri migliori amici, e francobollarsi a loro per tutta la durata della festa. Dopo qualche esperienza così e aver ridotto il tempo di francobollamento, la persona potrebbe sentirsi pronta ad andare a incontri dove ci sia magari solo uno dei propri migliori amici; e arrivare infine a poter andare a un incontro tra colleghi o tra compagni di studio anche in assenza dei propri ‘angeli custodi’ (i migliori amici).

Coraggio vs Codardia

Per ogni persona il percorso specifico va adattato ma lo spirito del percorso è quello che vi ho mostrato. Esporsi gradualmente anziché evitare poiché l’evitamento produce il panico. La paura guardata in faccia e affrontata, invece, diviene coraggio.

 

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