Autostima

Il quarto pilastro dell’autostima: Affermare se stessi

Dopo aver visto che il terzo pilastro dell’autostima è assumersi le proprie responsabilità, possiamo giungere al quarto pilastro: affermare se stessi.
Affermare se stessi ha un significato analogo al termine ‘assertività’, sempre più spesso utilizzato in psicologia e nei corsi di comunicazione. La persona assertiva è quella che fa valere i propri diritti, esprime il proprio punto di vista, occupa la sua posizione nel mondo.

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Questo non è semplice. Per farcelo capire, Branden ricorre a un esercizio che utilizza spesso nei suoi seminari. Chiama un volontario, lo fa mettere in piedi di fronte al pubblico e gli chiede di ripetere ad alta voce la frase “Io ho il diritto di esistere”. Al di là del normale imbarazzo di parlare di fronte a una platea di sconosciuti, spesso il volontario non dice la frase in modo convinto. In alcuni casi la pronuncia con un tono sottomesso, con una postura del corpo intimidita, con lo sguardo che cerca l’approvazione del pubblico. In altri casi ripete la frase con un tono aggressivo, come se si trattasse di una sfida o di un attacco, mettendo ad esempio le mani sui fianchi (che nel linguaggio non verbale spesso indica l’atteggiamento di sfida). Il tono intimidito e il tono aggressivo appaiono come i due lati della stessa medaglia. In entrambi i casi non ci sente sufficientemente sicuri di se stessi, cambia soltanto la strategia messa in atto: con la timidezza ci si rende passivi, ci si mette pienamente in modalità difensiva, mentre con l’atteggiamento di sfida si sceglie di difendersi tramite una modalità attiva, offensiva, di attacco. E in nessuno dei due casi la persona viene percepita dagli altri come realmente convinta di quello che sta dicendo.

Dal momento che affermare se stessi ed essere assertivi è difficile, cosa si può fare? Branden suggerisce innanzitutto di ricordarci dei nostri valori, e del fatto che “una delle più grande illusioni in cui possiamo cadere è considerarci degli idealisti e dei sostenitori di valori, senza però perseguire questi valori nella realtà”. Affermare noi stessi per realizzare i valori profondi in cui crediamo.

Si tratta anche di rendersi conto che noi, e soltanto noi, siamo responsabili delle nostre azioni e della nostra vita. Ormai siamo adulti e non è più il caso di attendere un genitore o una figura di riferimento che ci protegga. Gli adulti “devono generare da soli il loro senso di sicurezza”.

Inoltre può esserci un blocco particolare che ci trattiene dall’affermare noi stessi: il timore di essere giudicati egoisti, prepotenti. Questo è tipico di persone cresciute con figure genitoriali che controllavano molto e lasciavano poco spazio all’iniziativa del bambino, spesso perché spaventate di perdere il controllo. Il bambino così ha imparato a piegarsi ai voleri delle figure genitoriali per non farle preoccupare, e anche ora che è divenuto adulto tende a compiacere gli altri (e quindi a non affermarsi) per evitare incomprensioni o conflitti.

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In questo caso, è necessario che la persona si rassicuri: non succederà nulla di orribile se comincia ad esprimere se stessa, non perderà il diritto di esistere o di essere amata come fantasticava da bambina. Ed è fondamentale che colga la differenza fondamentale, cioè che ora è adulta, non dipende più da altri e ha le risorse intellettuali ed emotive per vivere una vita adulta. In cui affermare se stessa.

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