Ansia

Attacchi di panico: quando la mente diviene regista del terrore

Qualcosa ti turba. Cominci ad avere il batticuore, il respiro diventa più corto ed affannato, avverti formicolii agli arti o al viso, sei stordito e hai l’impressione di perdere i sensi…e in tutto questo hai paura di impazzire, di perdere il controllo, di morire! Se questa esperienza ti è nota, hai vissuto un attacco di panico. “Panico” prende il nome dal dio greco Pan, per metà caprone e per metà uomo, che si dilettava a comparire all’improvviso di fronte agli uomini in cammino terrorizzandoli; poi si dileguava in modo altrettanto fulmineo, lasciando i malcapitati con un forte turbamento interiore. Chi ha avuto un attacco di panico non lo dimentica: è come aver guardato la morte in faccia. E come il dio Pan, l’attacco di panico appare, si consuma e scompare in un tempo relativamente breve (10-15 minuti) ma i suoi effetti rimangono a lungo, per ore e per giorni, in un disturbante ricordo.

dio pan

Per parlare di Disturbo da attacchi di panico come indicato nel DSM 5, la persona deve aver avuto diversi attacchi di panico e in seguito ad essi deve aver vissuto per almeno un mese nel timore che gli attacchi si ripresentassero. Questo implica che la persona ha anche modificato il suo comportamento abituale per cercare di scongiurare nuovi attacchi di panico: ad esempio la persona ha avuto un attacco di panico mentre era in metro e da quel momento si muove solo con bus o a piedi, anche se in questo modo allunga considerevolmente i tempi per arrivare a lavoro e tornare a casa.

Quando si sperimenta un attacco di panico, è molto arduo calmarsi attraverso la ragione. Da un punto di vista fisiologico, infatti, durante l’attacco si attiva una zona del cervello detta amigdala, più antica rispetto alla corteccia frontale (l’area del ragionamento) e molto più rapida nell’entrare in azione: è un po’ come fare uno scatto dai blocchi di partenza contro Usain Bolt, indovina chi vincerà? D’altra parte l’amigdala è il nostro salva-vita: se pensiamo ai primi uomini e alla loro vita in mezzo ad una natura selvaggia e scarsamente prevedibile, la sopravvivenza del genere umano la dobbiamo molto a questa minuscola parte del cervello che ha le dimensioni di una noce.

Risultati immagini per amigdala cervello

Come fare se si soffre di attacchi di panico? Niente panico – per quanto possibile. Anche se gli attacchi sono così spaventosi, la buona notizia è che oggi possediamo tutti gli strumenti per uscire da questo gorgo del terrore in pochi mesi.

Spesso nella fase iniziale, quella in cui gli attacchi di panico sono più acuti, è necessario prendere anche degli psicofarmaci. Di solito si combinano un ansiolitico e un antidepressivo SSSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina: ad esempio sertralina, paroxetina, escitalopram).

E’ fondamentale combinare gli psicofarmaci con un percorso psicologico. Gli psicofarmaci agiscono sui sintomi fisici, quelli più difficili da controllare. Il percorso psicologico invece agisce sulla parte psicologica. Attenzione, è un lavoro fondamentale perchè i sintomi fisici sono effetti mentre la causa è a livello psicologico: il lavoro psicologico è quello che va ad agire sul cuore del disturbo.

Risultati immagini per parte di sè repressa

Qual è la caratteristica più spaventosa degli attacchi di panico? Il fatto che sembrano venire dal nulla, come il dio Pan di cui parlavo sopra. Sembrano letteralmente senza senso. Nulla spaventa l’essere umano più dell’assenza di significato, di un perchè. Per questo, la prima cosa che lo psicologo deve fare insieme al paziente con attacchi di panico è capire il significato di questo attacchi. Gli attacchi si manifestano in modo improvviso, e si avvertono nel corpo prima che nella mente, è vero; ma non avvengono a caso, hanno un significato. Avvengono in quel preciso momento per una ragione, spesso dopo un lungo periodo in cui la persona covava un crescente nervosismo, e c’è un motivo per cui avvengono. Portano un messaggio con sè, che spesso la persona prima era troppo occupata per ascoltare o che non era pronta emotivamente ad accettare, e così si è arrivati all’attacco di panico. Per spiegare questo concetto ho scelto di avvalermi delle condivisioni che mi hanno fatto persone che hanno sofferto di attacchi di panico. Ecco i messaggi che hanno avuto per queste persone: “a me gli attacchi venivano quando le cose mi sfuggivano di mano tendo a voler avere molto controllo sulle cose” (il messaggio era di lasciarsi vivere di più e costringersi di meno al controllo); “volevo essere all’altezza delle aspettative di tutti” (il messaggio era di seguire i propri desideri e uscire dalla gabbia delle aspettative altrui); “per me erano espressione di impotenza e di debolezza, prima facevo finta di essere una donna forte” (il messaggio era di togliere la maschera ed essere se stessa con gli altri, anche nel suo lato fragile).

Possiamo dire che tendenzialmente attraverso gli attacchi di panico irrompe sulla scena una parte di noi che non si sente sufficientemente accettata e protetta nella vita quotidiana, e per ottenere la nostra attenzione si trova costretta a questo colpo di scena che è l’attacco di panico. La chiave per superare gli attacchi di panico sta dunque nell’ascoltare questa parte, i suoi bisogni, e nel prendersene cura consapevolmente. In questo modo il corpo non avrà più bisogno di diventare il teatro del terrore e di ciò che in noi abbiamo negato e represso.

Risultati immagini per teatro sereno

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...