Attaccamento, Relazioni di coppia

Amore ed evoluzione: l’amore come relazione di attaccamento

Siamo arrivati alla fase dell’amore. In essa i partner sono fortemente monogami, ossia non considerano nemmeno la possibilità di intrattenere relazioni sentimentali con altre persone.

Nel sistema nervoso vi è una grande produzione di ossitocina, l’ormone della tenerezza, favorita dai frequenti rapporti sessuali e dal grande contatto fisico in generale presente nella relazione di coppia. Inoltre, sempre a livello fisiologico, vi è un notevole rilascio della serotonina, un neurotrasmettitore che produce benessere. Questo ha un effetto calmante, per cui nella fase dell’amore i partner sperimentano un benessere molto più tranquillo rispetto all’euforia e all’eccitazione del precedente periodo di innamoramento.

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Un’altra differenza tra questa fase e la fase dell’innamoramento è che ora non si sente più la stessa urgenza di vicinanza fisica del partner: si è sviluppata una rappresentazione mentale dell’altro per cui lo si sente psicologicamente vicino anche con una sua presenza fisica meno continua. Così vi è una maggiore attenzione disponibile per i figli, il lavoro, le amicizie e gli impegni della vita quotidiana. Questo è possibile perchè il partner è stato interiorizzato come base sicura (concetto introdotto da Bowlby).

Gli studi mostrano inoltre che la passione erotica diminuisce potentemente nel giro di circa sette anni (avete presente il luogo comune della ‘crisi del settimo anno’? Potrebbe avere una base di neurochimica di verità…). Alla lunga quindi l’ossitocina ha un effetto calmante: prima spingeva ad avere rapporti sessuali con il partner per provare l’orgasmo ed il conseguente benessere, ora invece porta ad un appagamento nello stare insieme in modo più ‘tranquillo’ e meno connotato passionalmente. Secondo alcuni studi infatti dopo quattro anni di matrimonio circa la metà delle coppie tendono ad avere soltanto 1-2 rapporti sessuali al mese. Dopo quindici anni di matrimonio avere un rapporto sessuale diventa addirittura un’eccezione.

Tuttavia questo non implica un allentamento della relazione, anzi. Se si rimane insieme lungo tutto questo periodo di tempo, il legame con il partner si è strutturato in un legame di attaccamento a tutti gli effetti e il partner è la prima persona a cui ci si rivolge nei momenti di sofferenza e di difficoltà.

Questo si riflette anche nel proprio corpo. Ad esempio la propria temperatura corporea è regolata anche dal partner assieme a cui si dorme la notte, ed è provato che quando per qualche ragione il partner viene a mancare (morte, separazione, lontananza per motivi di lavoro) la persona sperimenta un raffreddamento del corpo, così come può avere alterazioni nel ciclo del sonno.

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L’elemento più interessante, a mio avviso, è che in questo amore-legame di attaccamento si attivano le stesse aree del cervello utilizzate da una madre quando interagisce affettuosamente con il proprio bambino (esperimento guidato da Bianca Acevedo, Università di Santa Barbara negli USA). L’amore con il partner è il legame di attaccamento nell’essere umano adulto.

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