Attaccamento, Relazioni di coppia

Amore ed evoluzione: quando l’amore finisce

“Chi ha subito la perdita di una persona amata può essere confortato solo dal suo ritorno”. Questo scriveva lo psicoterapeuta John Bowlby nella sua monumentale opera ‘Attaccamento e perdita’ e di questo quasi tutti noi abbiamo fatto esperienza. Chi sperimenta la fine di una lunga relazione sentimentale sembra inconsolabile in quanto nulla può sostituire la persona perduta.

La rottura di un rapporto d’amore stabile psicologicamente è molto simile al lutto: la persona sembra passare attraverso le stesse fasi – secondo Bowlby confusione, protesta, disperazione e distacco – riscontrabili nell’elaborazione di un lutto.

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Guardiamole più da vicino. La prima fase è l’obnubilamento o confusione e la si sperimenta nei giorni (a volte nelle settimane) immediatamente successivi alla rottura della relazione. E’ come se la persona non si rendesse conto di quello che è successo: a volte nel linguaggio comune definiamo questa situazione come ‘sono sotto shock’. La si può intendere come una reazione adattiva della mente, poichè se ci rendessimo immediatamente conto della perdita il dolore sarebbe superiore alle nostre forze.

Terminato questo senso di ottundimento, subentra la fase della protesta. Le emozioni si risvegliano e divengono molto intense ma allo stesso tempo caotiche e contraddittorie: ci si sente agitati, estremamente arrabbiati verso il partner, a volte in colpa anche verso se stessi (‘se mi fossi comportato diversamente non l’avrei perso/persa’), e allo stesso tempo si sperimenta una struggente mancanza dell’ormai ex partner. Secondo gli psicologi evoluzionisti, gli esseri umani hanno appreso queste reazioni come una modalità per riattirare vicino a sè la figura di attaccamento (comportamento comune anche alle specie animali che vivono relazioni di attaccamento). Tuttavia, a differenza del regno animale, nel mondo umano si sperimentano relazioni libere e, di conseguenza, è possibile che l’altra persona non torni indietro in quanto ha deciso di rompere in modo definitivo. Dal momento che il partner era vissuto come figura di attaccamento, ossia come la persona a cui rivolgersi per ricevere protezione, ora ci si sente massimamente vulnerabili e – inconsciamente – a rischio di morte, come bambini privati della madre in un mondo ricco di pericoli (esperienze primordiali della nostra specie umana). La fase di protesta dura generalmente intorno ai sei mesi ma ci sono persone per cui essa può superare anche i dodici mesi e costituire una sorta di lutto traumatico (anche se in questo caso parliamo di rottura sentimentale e non di perdita per lutto): in questi casi l’aiuto di uno psicologo viene caldamente suggerito, la persona abbandonata a se stessa rischia di rimanere a tempo indeterminato in queste sabbie mobili emotive.

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Superate le reazioni di protesta, è divenuto ormai chiaro che la separazione dal partner è definitiva ed emerge la rassegnazione. Questa fase può essere la più dolorosa in quanto è quella in cui si prende piena coscienza della perdita e per questa ragione è detta fase della disperazione. Il vissuto della persona è di carattere depressivo, un vissuto di perdita: le attività lavorative e quotidiane vengono svolte senza piacere (anedonia), le forze psicofisiche sono ad un livello basso e allo stare con gli altri si preferisce la solitudine. Anche in questo caso si tratta di reazioni con un significato evoluzionista: è “come se il vostro organismo si mettesse in condizione di riposo così da evitare di poter incorrere in pericoli quando la persona che dovrebbe proteggere non c’è più” (Attili, 2017). Ci sono inoltre frequenti pensieri intrusivi dell’ex partner che causano ‘ritorni al passato’ e un senso di estraneità rispetto al presente. A livello cerebrale “si attiva l’amigdala che vi pone in uno stato di allerta e di paura” (Attili, 2017).

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Quando l’elaborazione del lutto simbolico (la perdita dell’amore) si conclude con successo, si giunge infine alla fase del distacco. A questo punto la persona ha messo da parte la speranza che il partner ritorni da lei e, seppure con sofferenza, accetta che la relazione sia finita e che la vita prosegua. Nel giro di alcune settimane, potrà anche ricominciare a prendere in considerazione l’idea di conoscere un nuovo potenziale partner.

 

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