Genitori e figli, Psicologia dello sviluppo

4 Consigli per genitori di figli adolescenti

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L’autostima per tuo figlio parte 3: Le tre parole d’ordine

In questa terza puntata dell’autostima per i propri figli, dopo aver visto i concetti di base sicura ed esplorazione e le 5 condizioni per l’autostima secondo Coopersmith, prenderemo in considerazione altri tre elementi tre parole d’ordine.

La prima è contatto fisico. Non so se conoscete l’esperimento che l’imperatore Federico II di Svevia fece nel 1200. Secondo la leggenda, egli desiderava stabilire quale fosse il linguaggio originario degli uomini (il greco, il latino, l’aramaico): così prese alcuni neonati e diede ordine alle balie di accudirli per quanto riguardava il cibo e la pulizia, ma di non coccolarli e di non parlargli in alcun modo. Il risultato dell’esperimento fu nullo, perché purtroppo tutti i bambini morirono. Gli studi sugli orfanotrofi fatti nel 1900 ci hanno permesso di scoprire questa verità fondamentale: il bambino ha bisogno di coccole fisiche e che gli si parli, altrimenti cresce con dei ritardi mentali o addirittura muore.

Ecco, a proposito di contatto fisico, se voi ne fornite poco a vostro figlio è probabile che lui non si senta pienamente desiderato da voi. Inconsciamente penserà: Se mamma e papà mi vogliono bene, perché mi abbracciano così poco? Perchè non mi accarezzano? Quando vi è un grande mancanza di contatto fisico da parte dei genitori, il bambino rischia di prendere da adulto una di queste due decisioni disfunzionali (parliamo sempre di decisioni inconsce): o di evitare il più possibile il contatto fisico, anche nelle relazioni sentimentali, divenendo quindi una sorta di fobico del contatto fisico; o di cercare strenuamente il contatto fisico attraverso molteplici relazioni sessuali, in una sorta di consumismo dei corpi. In entrambi i casi, non sperimenterà il corpo come mezzo di amore.

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Oltre al contatto fisico, è importante che il bambino si senta accettato così com’è e non in relazione alle sue performance, a quanto è in grado di soddisfare le aspettative paterne e materne di come dovrebbe essere un bravo bambino. Come afferma Nathaniel Branden, grande studioso dell’autostima in campo psicologico, “purtroppo molti di noi ricevono messaggi di questo tipo: Puoi avere un buon potenziale ma sei inaccettabile così come sei. Hai bisogno di riparazioni. Un giorno forse sarai abbastanza, ma adesso no. Lo sarai solo adeguandoti alle nostre aspettative” (N.Branden, “I sei pilastri dell’autostima”, 1994). Attenzioni: è raro che questi messaggi vengano trasmessi esplicitamente dai genitori, che vengano detti così come li ha scritti Branden. Succede piuttosto che tali messaggi vengono comunicati in modo implicito, non detto: ad esempio dicendo costantemente al bambino che deve fare di più, anche dopo che ha fatto una cosa bene, oppure dicendogli che se non farà le cose in un certo modo il papà e la mamma si preoccuperanno per causa sua.

Infine, è necessario che il vostro bambino si senta visibile. Quando il bambino gioca e il genitore risponde sorridendo, quando il bambino esprime paura e il genitore lo rassicura, il bambino si sente visto: il genitore intuisce il suo stato d’animo e lo condivide. Ma quando il bambino gioca e il genitore risponde seriamente e in modo seccato, quando il bambino ha paura e il genitore continua a parlare con un altro genitore o a guardare lo schermo del suo Iphone, ecco, in quel caso il bambino si sente non visto: il genitore non risponde in modo coerente con ciò che lui sente e con i bisogni che lui avverte. Il rischio è che, da adulto, il bambino impari a fare la stessa cosa con se stesso: ignorare i suoi stati d’animo, passare sopra i suoi bisogni. Spesso queste persone da adulte sono così disabituate ad ascoltare se stesse che, alla domanda “Quali desideri ha?” da parte dello psicologo, dopo un certo silenzio rispondono: “Non ne ho idea”.

Le tre parole d’ordine di oggi sono quindi: contatto fisico, accettazione incondizionata, visibilità!

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Come favorire l’autostima in tuo figlio parte 2 – Le cinque condizioni

Nello scorso articolo abbiamo visto come il bambino abbia bisogno di una base sicura e dell’esplorazione, di essere protetto e di essere lasciato libero.

Ora ci concentriamo sulle 5 condizioni dell’autostima nei bambini secondo Coopersmith (‘The antecedents of self-esteem, 1969).

La prima condizione è che il bambino sia accettato nei suoi sentimenti e nei suoi pensieri. Questo significa che non ci sono sentimenti buoni e sentimenti cattivi, i sentimenti sono neutri; ad essere buona o cattiva è la risposta che noi scegliamo di dare ai sentimenti. Quindi al bambino arrabbiato non si deve dire che la rabbia è cattiva o peggio ancora che lui è cattivo ad arrabbiarsi. Lo si deve invece aiutare a capire perché si sente in questo modo, quale ingiustizia ritiene di aver subito, e come potrebbe esprimere la sua rabbia in modo accettabile e non distruttivo – ad esempio prendere a pugni un cuscino può essere un esercizio utile e divertente da fargli fare, sicuramente preferibile al dare un calcio alla sorellina o al far risuonare le sue grida per tutto il condominio.

La seconda condizione è dare al bambini limiti chiari e non definiti. Può suonare come un’affermazione strana vedendo quanto intensamente a volte i bambini si ribellano alle nostre regole: tuttavia il bambino ha bisogno di segnali precisi circa cosa è giusto e cosa è sbagliato, di vivere in un contesto organizzato, così che piano piano possa interiorizzare questa organizzazione e divenire un ragazzo e poi un adulto capace di gestire se stesso. Un bambino che vive senza regole diviene invece un piccolo tiranno, in casa e a scuola con i coetanei, cosa che lo renderà difficilmente amabile e soprattutto lo farà crescere senza la capacità di controllarsi. Allo stesso tempo, un bambino che viva in una famiglia piena di regole si troverà nel timore costante di trasgredirle e di essere punito, e in ogni caso vivrà costantemente sotto sforzo e con scarsa libertà. Crescerà un po’ come un piccolo segretario.

La terza condizione è che il bambino si senta rispettato. Questo significa che i rimproveri e le correzioni dei genitori non lo mettano mai in una situazione umiliante, che non subisca punizioni violente, che non sia messo in ridicolo. Occorre fare grande attenzione quando si rimprovera o si punisce un figlio perché è facile che la rabbia spinga il genitore in una di queste direzioni, senza che lui ne sia realmente consapevole.

La quarta condizione è che i genitori abbiano delle aspettative alte circa il comportamento del figlio. Attenzione: ho scritto alte, non altissime…o perfette. Ci sono genitori che proiettano sui figli aspettative così elevate che nessuna persona al mondo potrebbe soddisfarle, spesso si tratta di genitori che nella loro vita personale non hanno avuto modo di seguire le proprie aspirazioni e vogliono ora viverle attraverso il figlio. Avere aspettative ragionevoli ed elevate verso il proprio figlio invece è importante perché significa che si ha fiducia in lui e nelle sue capacità, e questo lui lo percepisce e lo spinge a impegnarsi con molte energie. Avere aspettative basse sicuramente non rischia di mettere troppa pressione sul proprio figlio…il problema è che non lo spinge neanche a crescere, a migliorarsi, a vedersi come efficace. Lo culla semplicemente nell’essere mediocre.

La quinta condizione è che…i genitori stessi del bambino abbiano un buon livello di autostima. Avere buona autostima rende più efficaci come genitori; inoltre in questo modo il bambino ha davanti ai suoi occhi un modello da seguire per avere autostima. I bambini imparano soprattutto tramite modellamento: il primo modo per lavorare sull’autostima dei vostri figli…è lavorare sulla vostra autostima!

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Come favorire l’autostima in tuo figlio parte 1: Base sicura ed esplorazione

Mi sono sentito rivolgere da diversi genitori la domanda: Come posso aiutare mio figlio/mia figlia a crescere con autostima?

I genitori moderni sono in generale più consapevoli della ricaduta psicologica che i loro comportamenti possono avere sui figli. Tuttavia, molti genitori esprimono il desiderio di favorire l’autostima dei figli senza avere in mente il ‘come’. Ho scelto di scrivere un ciclo di articolo (questo è il primo) proprio per dare delle risposte a questi genitori.

Partiamo da due principi fondamentali, scoperti da Bowlby e formulati nella sua teoria dell’attaccamento (“Attaccamento e perdita”, opera in 3 volumi, 1969-1980). Ogni cucciolo d’uomo per crescere in modo sano ha bisogno di una bisogno di una “base sicura” e di “esplorazione”. La base sicura è il genitore (o chi ne fa le veci) con cui ha il legame di attaccamento, e per essere sicura deve essere in grado di fornire al bambino protezione e sostegno nei momenti di pericolo e difficoltà. Allo stesso tempo, il bambino ha bisogno di cominciare ad esplorare l’ambiente, in maniera direttamente proporzionale al suo crescere d’età: tuttavia per sentirsi libero di esplorare il bambino deve prima sentirsi sicuro (la base sicura).

Tradotto in pratica: genitori iperprotettivi e molto ansiosi non fanno abbastanza da base sicura al proprio bambino, che si sentirà poi insicuro anche nell’esplorare l’ambiente e nella crescita – e tutto ciò andrà ovviamente a scapito della sua autostima. Allo stesso modo, genitori che lasciano trascorrere al bambino molto tempo per conto suo perchè “tanto sta buono” o che sono poco calorosi emotivamente quando lui è triste e spaventato non fanno da base sicura perchè sono troppo poco presenti – probabilmente il bambino imparerà a contare solo su se stesso e rischierà di diventare un adulto solitario e diffidente.

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E’ necessario che i genitori imparino, attraverso la pratica, a oscillare in modo armonioso tra l’offrire sostegno e il lasciare libertà. Questo implica che loro stessi, a livello interiore, si sostengano nei momenti in cui fare i genitori è difficile e si lascino liberi di sperimentare nuove scelte educative – e anche di sbagliare, visto che a quanto ne sappiamo sul genere umano di genitori perfetti non ne esistono.

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5 Strategie di sopravvivenza per genitori con adolescenti

Se sei un genitore con un figlio adolescente, conosci per esperienza quanto sia difficile relazionarsi con un ragazzo o una ragazza in piena fase di contestazione (qualcuno ha due o addirittura tre figli contemporaneamente in età adolescenziale – ed è quindi un amante del brivido!).

Probabilmente ti stai ponendo alcune domande: perchè fa sempre il contrario di quello che dico? come posso farmi ascoltare? e soprattutto: come posso aiutarlo a non cadere nelle tante trappole del mondo di oggi?

In questo articolo desidero dare a te (genitore in difficoltà verso cui sento empatia!) 5 strategie per comunicare con il tuo figlio adolescente, strategie che vanno bene sia con ragazzi che con ragazze.

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Strategia n.1

Esistono due tipi di rischi nella vita e in particolare nell’adolescenza: i rischi evolutivi, che portano alla crescita e vanno accettati, e i rischi disfunzionali, quelli che ti mettono soltanto in pericolo.

Prendi un foglio, ripensa a quando eri adolescente (quel tempo così lontano…) e scrivi un comportamento in cui ritieni di esserti preso un rischio che ti ha fatto crescere e un comportamento che si è rivelato una trasgressione che non ti ha lasciato nulla.

Questo ti aiuterà a valutare in modo più preciso quali rischi sono evolutivi per tuo figlio e quali sono invece disfunzionali.

 

Strategia n.2

Parla con tuo figlio dei comportamenti a rischio che hai messo in atto nella tua adolescenza. Non aver timore di parlare delle tue esperienze con alcol, fumo, droghe, guida pericolosa, rapporti sessuali a rischio: se tu gliene parli, e gli spieghi cosa ti ha portato a quei comportamenti e quali effetti hanno avuto su di te, dai a tuo figlio una doppia possibilità. La prima è di pensare che non sei il dinosauro che lui credeva tu fossi e sentirti così più simile a lui. La seconda è di imparare dai tuoi errori senza aver bisogno di metterli necessariamente in pratica anche lui.
So che potete sentirvi in forte imbarazzo di fronte a questo mio invito ma voglio porvi una domanda molto diretta: è più forte la vostra paura o l’amore che avete per vostro figlio?

 

Strategia n.3

Fate attenzione ai vostri comportamenti a rischio! Se voi stessi a volte guidate in modo pericoloso o esagerate con l’alcol o con il fumo, sarete inevitabilmente un modello per vostro figlio a mettere in atto quel comportamento negativo. Se proprio non riuscite a smettere con le sigarette, impegnatevi però a ridurne il numero e ammettete con vostro figlio che siete in certa misura dipendenti dal fumo, e che sentirsene dipendenti non è una bella esperienza mentre lui è ancora in tempo per rimanerne libero.

 

Strategia n.4

Aiutate vostro figlio a trovare dei modi sani per ottenere l’adrenalina e la novità che desidera, per sperimentarsi libero e autonomo senza mettere a rischio la propria sicurezza e la propria salute.

Un nuovo sport, un nuovo hobby, un gruppo giovanile a cui iscriversi. Più piacere trova nelle cose sane, meno ne cercherà nelle cose sbagliate.

 

Strategia n.5

Se vedete vostro figlio in procinto di compiere una decisione sbagliata, (a meno che non si tratti di un comportamento a rischio grave) lasciatelo sbagliare con la sua testa. “Il fallimento è il miglior modo di imparare” cantano i Kings of Convenience, e si impara più da un errore compiuto con la propria testa che da dieci comportamenti giusti suggeriti da qualcun altro. E’ stato così anche per voi se ricordate. Una volta che la scelta si rivela sbagliata, però, siate presenti e sostenete vostro figlio: esplorate insieme a lui come si sente, come è giunto a questa decisione e come in futuro potrebbe decidere in modo migliore per sè.

 

Queste strategie sono pensate in generale per i genitori con figli adolescenti. Può darsi che voi abbiate bisogno di suggerimenti più specifici o che la vostra situazione familiare sia particolare e vada considerata nella sua unicità.

Io sono a vostra disposizione. Se avete bisogno di una consulenza online, potete prenotarla qui e vi contatterò io stesso per fissare l’appuntamento. Se invece la vostra necessità è di incontrarmi a studio, potete chiamarmi o scrivermi ai contatti alla vostra destra.