Musica

Nelle grandi città…

Non so cosa mi abbia stregato fin dall’inizio di questo video: l’attacco della musica, gli occhialoni da sole di Carboni, le persone strette come sardine sul bus che mi ricorda tanti miei viaggi sui mezzi ATAC…

Ecco, forse l’idea geniale è proprio questa, che Luca Carboni sia nel bel mezzo di un bus affollato in ora di punta a cantare, facendosi spazio a fatica. Ed è su questo argomento che la canzone, già al minuto 0:14, lancia la sua stoccata: “Per fortuna c’è un mucchio di gente che io non amo/ Stiamo stretti stretti nel tram / parliamo del tempo che fa / senza ucciderci con le parole / o andare a pezzi in un’esplosione”. Per fortuna c’è un mucchio di gente che io non amo…non vi suona strano? Perchè ringraziare per persone che sono perfetti sconosciuti e che, ovviamente, non amiamo? Anzi, probabilmente li percepiamo soltanto come un fastidio. Se non ci fossero, avremmo piu’ spazio sul bus, l’aria sarebbe meno consumata e magari potremmo anche metterci a sedere come disperatamente desideriamo!

Gli altri sono un fastidio: un’esperienza ricorrente in grandi città come la mia Roma (o la Bologna di Carboni). E noi siamo un fastidio per gli altri. Vengono in mente Sartre e la sua espressione “l’inferno sono gli altri”. In effetti essere imbottigliati per ore nel traffico o stipati su mezzi pubblici stracolmi assomiglia a un inferno… Il rischio che corriamo in una grande città è di arrivare a casa o a lavoro e continuare a pensare che gli altri siano un impiccio, un ostacolo, o per usare una parola piu’ forte dei nemici. E quindi inquinare le nostre relazioni familiari, i rapporti con i colleghi, e tutte quelle interazioni con persone non conosciute che possiamo avere nella giornata, dal farmacista al tabaccaio, dal giornalaio al commesso del supermercato. Forse questo è il senso del testo di Carboni: anche se queste persone sul bus mi stanno appiccicate come polipi, sono persone come me. In fondo, io sopporto loro, loro sopportano me (non mi uccidono con le parole, non mi fanno saltare in aria con un’esplosione). E scesi da questo bus, avranno una loro vita come me.

Due persone si toccano col dito

Potremmo allora cambiare la frase di Sartre. Gli altri sono lo specchio di me: esseri umani. Persone con un valore.