Psicologia in Musica

Uomini soli?

Spesso mentre ascolto una canzone mi vengono le riflessioni migliori.

L’ultima volta in cui ho fatto questa esperienza è…oggi, ascoltando questa canzone evergreen dei Pooh.

 

Uomini e solitudine, dunque. E non solitudine intesa come assenza di amici o di persone intorno, ma solitudine come mancanza della relazione con una donna. Non avere una relazione d’amore.

Li incontri dove la gente / viaggia e va a telefonare/ col dopobarba che sa di pioggia/ e la ventiquattro ore/ perduti nel Corriere della Sera – L’incipit della canzone comunica subito l’immagine di uomini che si immergono nel lavoro (la ventiquattro ore) e nella dimensione intellettuale (il Corriere della Sera), e possiamo immaginare che questa immersione gli serva a non pensare alle delusioni sentimentali.

Ma perchè sono uomini soli? Comincia l’elenco delle ragioni. Un uomo può essere solo per delle sofferenze e dei blocchi psicologici (perché ha in testa strani tarli, perché ha paura del sesso, perché la vita l’ha già messo al muro), oppure perchè ha scelto di focalizzarsi sulla sua realizzazione personale a scapito del resto (per la smania di successo, per scrivere il romanzo che ha di dentro, per la sete di avventura).

E infine…ci sono uomini soli per il modo in cui hanno vissuto le proprie esperienze con le donne. A me colpisce molto questo verso per madri che non li hanno mai svezzati. Impossibile esprimersi in modo più completo e sintetico: è come una poesia di Ungaretti. In un singolo verso viene detta una grande verità, ossia che vi sono uomini incapaci di sostenere una relazione d’amore con una donna perchè sarebbe per loro un separarsi dalla madre, un tradirla. La madre non li ha svezzati quando erano adolescenti e dovevano partire verso il mondo per divenire adulti – e loro da adulti hanno preferito rimanere come dei bambini all’ombra sicura della gonna della madre. La madre non li ha preparati alla vita, ma loro poi hanno scelto di rimanere nella sicurezza e nella comodità piuttosto che rischiare, soffrire e…crescere, così da poter anche amare.

Ma non ci sono solo uomini soli per come hanno vissuto la relazione con la madre. Ci sono anche uomini soli per donne che li han rivoltati e persi. Rivoltati e persi: ancora una volta, con due parole scelte con precisione chirurgica viene detto tutto. Uomini che hanno accettato e fatto di tutto per compiacere la propria compagna fino a perdere la propria identità, ritrovarsi letteralmente rivoltati, girati al contrario. E persi: nella relazione c’è stata solo la compagna. Un’idea dell’amore come annullamento di sè. Ma un tu senza un io non fa un noi: rimane un tu. Anche in questo caso, non è solo la donna ad avere responsabilità; anche questi uomini soli sono responsabili per essersi lasciati rivoltare e perdere. Altri uomini, visto com’era l’andazzo con questa compagna, se ne sarebbero andati alle prime avvisaglie. Altri ancora non avrebbero neanche preso in considerazione l’idea di mettersi assieme ad una donna così manipolatrice.

Gli uomini soli sono uomini che, in un modo o in un altro, consciamente o inconsciamente, hanno deciso di essere soli. Uomini che si sono fatti soli. Tuttavia il ritornello della canzone non chiude la porta della speranza. Prima un appello al Dio delle città e dell’immensità in cui si mescolano la fede e il dubbio (se è vero che ci sei e hai viaggiato più di noi); poi i toccanti propositi di accettare se stessi (farci amare come siamo senza violentarsi più con nevrosi e gelosie) e di trovare un punto d’incontro con le donne (vediamo se si può imparare queste donne e cambiare un po’ per loro e cambiarle un po’ per noi).

Uomini soli…per ora.