Dipendenza affettiva, Relazioni di coppia

Dipendenza affettiva: quando io “non vivo senza te”

Dipendenza affettiva: due parole sempre più pronunciate nelle conversazioni, sempre più cercate su Google, sempre più fonte di interesse per le persone. Il paradosso è che nel DSM 5, il testo guida sui disturbi psicologici per tutti gli psichiatri, gli psicoterapeuti e gli psicologi, la dipendenza affettiva…non compare. E’ presente il disturbo dipendente di personalità, che però è un disturbo diverso e più grave. La ragione di questa assenza che fa rumore è l’insufficienza di dati sperimentali. Immagino che il DSM 6 la inserirà: ma nel frattempo parliamone noi.

Con dipendenza affettiva intendiamo la ricerca esagerata e morbosa verso un partner affettivo: il partner è il significato della propria vita, non si può fare a meno di lui e questa necessità del partner diviene fuori controllo – come in ogni dipendenza. Ora, tutti noi siamo inter-dipendenti, nel senso che per soddisfare alcuni bisogni, specialmente bisogni emotivi, ci è necessario il contatto con altri esseri umani. Ma si tratta di una ‘dipendenza’ circoscritta ad alcuni ambiti e ad alcuni momenti: nel complesso siamo persone autonome.

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Da cosa ci accorgiamo che una persona (possiamo essere anche noi stessi) ha invece una dipendenza affettiva? Di solito non c’è bisogno di ragionarci molto, è sufficiente osservare quanto visceralmente e simbioticamente è legata al partner (avete presente quei commenti degli amici della coppia del tipo: “Gli sta sempre appiccicata, non si stacca un attimo”, “Parla sempre di lei, solo di lei, sembra che esista solo lei”, “E’ uno zerbino, fa tutto quello che lei gli dice”?). A volte la situazione può essere più sfumata, quindi è utile sapere che chi vive una dipendenza affettiva tende a negare i difetti del partner, a non dirgli mai di no, è disposto a gesti estremamente scomodi e umilianti pur di mantenere il quieto vivere nella coppia, sembra non avere nel tempo libero un’attività alternativa allo scrivere al cellulare/chiamare/stare con il proprio partner. Un punto fondamentale: anche quando la relazione è molto usurata o si è trasformata in un farsi reciprocamente del male, la persona con dipendenza affettiva non riesce a chiuderla: non è in grado neanche di pensare a questa ipotesi, è terrorizzante per lei, la immagina come un annientamento.

Le persone a maggior rischio di dipendenza affettiva sono quelle che hanno una bassa autostima, che nell’infanzia non hanno visto riconosciuti i loro bisogni emotivi e che hanno difficoltà a mettere dei confini tra sè e gli altri: questo porta a confondere i propri bisogni con i bisogni dell’altro e a creare relazioni che sono simbiosi, fusioni. Come partner tendono a scegliere due tipi di persone. Il primo tipo è costituito da individui apparentemente molto indipendenti, che le attraggono per l’aura di sicurezza che trasmettono (ad esempio persone con tratti narcisisti), che però si rivelano con il tempo distaccati, manipolatori, non veramente innamorati. Il secondo tipo è costituito da persone dipendenti come loro, così che la coppia inizialmente sembra viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda, ma col tempo poi emergono le insufficienze personali di entrambi e la relazione evolve verso una ‘dipendenza ostile’, un legame cioè sempre di dipendenza ma in cui la maggior parte del tempo è trascorsa in litigi e rivendicazioni.

Inquadrato fin qui il problema della dipendenza affettiva, resta sospesa la domanda: come è possibile uscirne?

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Innanzitutto è necessario che la persona affettivamente dipendente ammetta che c’è qualcosa di problematico nel suo modo di relazionarsi. Si tratta di una presa di coscienza difficile, dolorosa, in quanto va a mettere in dubbio essenzialmente tutte le relazioni sentimentali messe in piedi fino a quel momento: spesso la persona è in grado di accedere a questa consapevolezza solo di fronte all’ennesimo fallimento relazionale (imminente o già avvenuto). E così si rivolge allo psicologo.

Il lavoro psicologico è composto da tre punti. Il primo è costruire un rapporto di profonda fiducia con lo psicologo, in quanto inizialmente la persona avrà bisogno di ‘dipendere’ in parte dallo psicologo – non può uscire dalla dipendenza con uno schiocco di dita. Il secondo punto è rileggere la storia infantile della persona per capire dove sia nata la tendenza a dipendere e quale utilità abbia avuto in passato: è la chiave di volta. Dopo aver scoperto questa chiave si potrà passare alla terza ed ultima fase, ossia trovare dei modi nuovi e più funzionali di stare in una relazione sentimentale, soddisfare i propri bisogni emotivi e di fare esperienza di sè come persona autonoma e adulta (non più ‘bambina’ come nella dipendenza).

Narcisismo, Relazioni di coppia

Le 5 pretese del narcisista

Abbiamo già parlato in diverse occasioni del narcisista: abbiamo fatto uno zoom sulle sue caratteristiche, abbiamo scoperto quali sono le sue vittime preferite e abbiamo esaminato alcune strategie per difendersi da lui. In questo nuovo articolo desidero andare più in profondità dentro la figura del narcisista e mostrare quali sono le 5 pretese che porta con sè in qualunque relazione si intrattenga.

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1) “Devi essere leale con me”. Il concetto di lealtà per il narcisista ha due caratteristiche diverse rispetto al resto del mondo: in primo luogo è unidirezionale, ossia è il suo interlocutore a dover essere leale con lui, mentre lui è dispensato da quest’obbligo verso l’altro; in secondo luogo non è una lealtà ragionevole, come quella che nutriamo verso una persona di cui possiamo fidarci, ma si tratta piuttosto di cieca sottomissione. Essere leali significa fare quello che il narcisista chiede di fare, anche quando la sua richiesta è irragionevole e fare in un altro modo sarebbe una scelta chiaramente migliore.

2) “Non è mai colpa mia”. Abbiamo già visto che il narcisista ha un’immagine grandiosa di se stesso, un’immagine che tende a identificarsi con la perfezione e ad allontanare il concetto di errore. Quando una persona mette il narcisista di fronte al suo errore, lui non può ammetterlo e cerca quindi di sminuirlo o di attribuirne la responsabilità a fattori esterni o ad altre persone: se l’errore riguarda la relazione con l’interlocutore, è molto probabile che se ne esca con l’affermazione “Se qui c’è qualcuno che ha dei problemi, sei tu!”.

3) “Non parlare a nessuno dei nostri problemi”. Questo vale soprattutto nelle relazioni sentimentali. Spesso il narcisista e la sua partner hanno dei litigi per via della personalità impossibile del narcisista: tuttavia il narcisista non vuole che persone esterne siano messe a conoscenza dei litigi e dei problemi di coppia, in quanto ciò intaccherebbe l’immagine impeccabile che loro vogliono dare all’esterno. Quindi il narcisista cerca sistematicamente di isolare affettivamente la sua partner spingendola a soffocare dentro di sè i problemi di coppia.

4) “Io non devo soffrire”. Ci troviamo di nuovo di fronte ad una regola unidirezionale, che vale per l’altra persona ma non per il narcisista: lui, infatti, non ha problemi ad infliggere sofferenze alle altre persone, sia perchè spesso non se ne accorge sia perchè, anche quando ne è consapevole, per lui la sofferenza degli altri non ha una grande importanza. Quando però è lui a sentirsi infelice, spesso per ragioni futili, la sua pretesa è di divenire il centro dell’attenzione dell’altra persona. In questo il narcisista mostra la sua somiglianza a un bambino viziato e le sue proteste possono essere paragonate ai capricci infantili.

5) “Le regole non valgono per me”. Potremmo dire che per il narcisista vale una sola regola: che lui è al di sopra delle regole. Le regole valgono per gli altri, e può considerarle un valore in linea teorica, spesso per fare bella figura con l’interlocutore: quando però rispettare una regola implica fare un sacrificio e rinunciare ad una gratificazione, ecco che il narcisista è pronto a ritrattare l’importanza della regola o a trovarvi diabolicamente un’eccezione che si applica proprio al suo caso.

Rispetto alle pretese del narcisista, perderà tempo e soprattutto tante e energie emotive chi cercherà di convincerlo che esse sono irrealizzabili e che occorre mettersi sullo stesso piano delle altre persone. La sola posizione funzionale è agire secondo la propria coscienza e lasciare che il narcisista cuocia nel suo stesso brodo.

Relazioni di coppia

Un incontro (im)possibile: Piccoli gesti, grandi gesti d’amore

Un’ulteriore differenza tra uomini e donne secondo John Gray sta nel significato che attribuiscono ai piccoli e ai grandi gesti d’amore.

Gli uomini tendono a voler compiere verso la propria donna grandi gesti, ad esempio accumulare il denaro necessario per trasferirsi in una casa più grande o per regalarsi una vacanza in un posto da sogno. Vorrebbero sentirsi un po’ degli eroi. Focalizzandosi su questi gesti grandi e a lungo termine, tendono a trascurare molti piccoli gesti quotidiani: invitare la compagna fuori a cena, farle dei complimenti, trascorrere una serata a parlare con lei. Nella mente dell’uomo, il grande gesto giustifica queste dimenticanze: nella mente della sua compagna no. Per rafforzare il concetto, Gray si spinge a dire che “per una donna le piccole cose sono importanti quanto le grandi. In altre parole, per una donna un’unica rosa conta quanto il pagamento dell’affitto di un mese”. Probabilmente le due cose non sono così equivalenti neanche per la donna, quello che è certo però è che i grandi gesti non le bastano se non sono accompagnati anche dai piccoli gesti.

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Gray fa l’esempio di un medico di successo, con grandi guadagni, orgoglioso della vita comoda che garantiva a sua moglie e ai suoi figli. Garantirle la vita comoda era il grande gesto che lui sentiva di fare per sua moglie. Il grande carico di lavoro lo portava ovviamente a tornare a casa tardi la sera, e…trovava invariabilmente la moglie insoddisfatta, cosa di cui non riusciva a capacitarsi. Il medico non comprendeva che più lui guadagnava per sua moglie, meno tempo passava con lei…e sua moglie voleva proprio questo tempo e i piccoli gesti di attenzioni che lui avrebbe potuto darle in questo tempo. Quando con l’aiuto di Gray il medico si rese conto di questa dinamica, decise di rallentare il suo ritmo lavorativo così da poter trascorrere più tempo assieme alla moglie, e lei apprezzò questo molto più dei soldi che lui voleva guadagnare per lei.

Un altro errore commesso spesso dagli uomini è che durante il corteggiamento offrono mille piccole attenzioni alla compagna, che non raramente si innamora di loro proprio per questa loro insistenza, ma una volta che la relazione è stabile si dimenticano gradualmente di queste attenzioni e divengono pigri. Inconsciamente danno per scontato che la relazione rimarrà sempre stabile in quel modo…e non è vero. Una relazione non rimane mai uguale a se stessa: ogni giorno se viene coltivata cresce, se non viene coltivata decresce.

John Gray offre quindi dei suggerimenti circa le piccole attenzioni da dedicare alla compagna: abbracciarla appena si torna a casa e abbracciarla spesso durante la giornata; farle dei complimenti; farle le coccole anche quando non si ha intenzione di fare l’amore; portarle piccoli regali; organizzare piccoli viaggi; sorprenderla con un bigliettino scritto da voi; non rispondere al telefono quando state parlando con lei; interessarsi a com’è stata la sua giornata.

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Questi sono piccoli gesti che, ripetuti ogni giorno, ogni giorno valgono come un grande gesto d’amore!

Relazioni di coppia

Un incontro (im)possibile: i litigi e i 4 cavalieri dell’Apocalisse

Nel ciclo di articoli sulle relazioni di coppia secondo John Gray abbiamo visto da vicino molte differenze psicologiche tra uomo e donna. Queste differenze, se non vengono comprese e gestite con consapevolezza, conducono al litigio con la stessa facilità con cui un oggetto scivola su un piano inclinato. In questo nuovo articolo, voglio affrontare proprio il tema dei litigi all’interno di una relazione di coppia.

Entro una certa misura, i litigi sono una parte naturale e quindi indispensabile della vita di coppia; indicano che c’è comunicazione, che c’è espressione dei propri punti di vista. Ma tutti noi sappiamo che, molto facilmente, i litigi tendono a superare questo loro spazio fisiologico e a prendersi una parte sempre più grande della comunicazione: in diversi casi si arriva al paradosso che il tempo trascorso a litigare è maggiore del tempo passato a comunicare normalmente! (E a quel punto viene da chiedersi: cosa rimaniamo insieme a fare?) E’ importante quindi che valutiamo con sincerità se i nostri litigi con il partner sono normali o se sono diventati spie di qualcosa che va cambiato nella relazione.

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Secondo Gray, ci sono due modi di essere ‘in guerra’ con il proprio partner. Il primo modo è quello di una guerra aperta, in cui si litiga attraverso le parole. Il secondo modo è quello di una guerra fredda, in cui ciascun partner si isola in un silenzio ostile. Si tratta di due facce della stessa medaglia: in entrambi i casi, i problemi non vengono affrontati in modo costruttivo e rimangono irrisolti.

Ci sono quattro atteggiamenti che le persone adottano quando litigano. Questi atteggiamenti sono come i quattro cavalieri dell’Apocalisse (paragone mio) che distruggono la relazione su cui si abbattono. Il primo atteggiamento viene definito da Gray come lotta e segue il motto per cui ‘la miglior difesa è l’attacco’. Chi lo mette in pratica giudica e rimprovera il partner e tenta di intimidirlo, ma anche se riesce nel suo scopo quello che ottiene veramente è un indebolimento della fiducia da parte del partner. Un secondo atteggiamento è la fuga, per cui la persona evita il confronto e si rifugia nel silenzio, nella solitudine: è l’atteggiamento tipico della modalità di guerra fredda che abbiamo visto sopra. Il terzo atteggiamento è la simulazione: la persona finge che non ci sia alcun disaccordo, si mostra sorridente e conciliante, ma dentro di sé coltiva inevitabilmente il risentimento per non aver espresso i propri bisogni. Il quarto ed ultimo atteggiamento è quello che Gray chiama ‘la ritirata’ e che io ribattezzerei come autocolpevolizzazione: la persona si assume tutta la colpa per la situazione problematica con il partner. Sul momento questo atteggiamento può mettere a tacere i dissapori, ma l’auto-colpevole non potrà sopportare a lungo questo peso senza avere un crollo emotivo e di autostima.

Come possiamo evitare i litigi non costruttivi?

Secondo Gray dobbiamo considerare una verità fondamentale: “gli uomini e le donne litigano per denaro, sesso, decisioni da prendere, educazione dei figli e responsabilità familiari. Tuttavia, le discussioni si trasformano in litigi dolorosi per un solo motivo…non ci sentiamo amati”. Quando si litiga, spesso ci si sente non amati dal partner – e le frecciatine che vengono lanciate in questi momenti apparentemente confermano questa impressione. Può essere molto utile quindi fare questo: nel momento in cui comincia una discussione molto sentita, esprimere al partner il proprio disaccordo e allo stesso tempo ricordargli che lo amiamo, che siamo felici di stare con lui/lei. Dirlo apertamente può essere un veloce antidoto al veleno del sospetto di non essere amato.

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La reazione poi spetterà al partner ed alla sua libera decisione. Comunicare bene non può garantire al 100% una risposta positiva da parte dell’altra persona. Quello che è certo è che, comunicando in questo modo, aumenterete le probabilità di trasformare un possibile scontro in una discussione costruttiva. Sperimentare la risposta del partner potrà essere anche un modo per valutare se c’è volontà da parte di entrambi di superare i conflitti e se entrambi nella relazione stiamo viaggiando sulla stessa lunghezza d’onda. Una prova impegnativa ma indispensabile per una relazione che vuole durare nel tempo.

Relazioni di coppia

Un incontro (im)possibile: Le donne sono onde

Se gli uomini sono come elastici, a cosa somigliano le donne? La risposta di John Gray è: alle onde.

Quando la donna si sente amata, “la sua stima di sé cresce e cala con un movimento ondulatorio. E’ frequente che, raggiunto il culmine, il suo umore cambi di colpo e l’onda si infranga”. Così come nell’uomo avevamo parlato di un ciclo di apertura e poi chiusura rispetto all’intimità, così nella donna abbiamo un ciclo di picco e poi di basso dell’umore e dell’autostima. Precisamente “quando l’onda è alta, una donna sente di avere abbondanza di amore da dare, ma durante la discesa prova un senso di vuoto interiore e il conseguente bisogno di riempirlo mediante l’amore”.

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E, così come le donne non sanno che significato dare all’andamento a elastico degli uomini, allo stesso modo gli uomini si trovano in difficoltà di fronte all’onda femminile. La tendenza dell’uomo è vedersi causa degli stati d’animo della compagna. Se la sua compagna è felice, pensa di essere lui la ragione della sua felicità e si sente gratificato; ma se la sua compagna gli appare improvvisamente insoddisfatta, lui crede di aver mancato in qualcosa. E comincia a cercare la soluzione… La faccenda è resa ulteriormente problematica dal fatto che nella donna queste ondate di umore possono essere molto rapide, per cui il nostro uomo attraverso il suo pensiero logico non è in grado di trovare una spiegazione plausibile. E’ probabile che allora il nostro uomo cercherà di spiegare alla compagna che non dovrebbe sentirsi così giù, che fino a poco prima era felice e quindi le cose non sono così negative, e che…probabilmente non farà in tempo a spiegarsi ulteriormente, perché ha sbagliato registro di comunicazione. Probabilmente la sua compagna si sarà già sentita incompresa.

“L’ultima cosa di cui una donna ha bisogno quando è in caduta libera è che qualcuno le spieghi perché non ha ragione di provare certe sensazioni. Ha invece la necessità di una presenza amorevole, di qualcuno che la ascolti e reagisca con empatia”. E’ importante che l’uomo si rilassi: non è colpevole per lo stato d’animo della sua compagna né è tenuto a rompersi il capo per trovare una soluzione o ragioni per cui lei dovrebbe sentirsi diversamente. E’ sufficiente che la ascolti e che capisca in parte le emozioni che lei prova. Non deve capire tutto. Se l’uomo in questa situazione abbandona l’illusione di essere il ‘salvatore’ della compagna, può aiutarla in modo effettivo attraverso l’ascolto.

Perchè riesca in questo è necessaria un’altra cosa importante: che non si faccia intimorire dall’ondata di emozioni negative della compagna. Questa ondata può essere molto potente e lui può sentirsi non abbastanza forte per fronteggiarla: del resto le sue emozioni di solito non hanno questa intensità e quindi si trova su un terreno poco conosciuto.

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In questo caso secondo John Gray l’uomo deve tenere bene a mente che si tratta solo di una fase del ciclo emotivo della donna: ora lei sta toccando il fondo, ma presto comincerà a risalire e a sentirsi meglio. Fa parte del normale funzionamento psicologico della sua compagna. Ricordandosi di questo, può aiutare la compagna a cavalcare la propria onda emotiva.

Relazioni di coppia

Un incontro (im)possibile: gli uomini sono elastici

“Gli uomini sono come elastici”. Un elastico non è esattamente il primo termine di paragone che ci verrebbe riguardo ad un uomo, non è vero? Consideriamo però il modo in cui l’uomo tende a vivere l’intimità: “un ciclo che comprende manovre di avvicinamento, di allontanamento e ancora di avvicinamento”. Anche quando è innamorato infatti “un uomo sente periodicamente il bisogno di allontanarsi prima di riavvicinarsi. Un bisogno, questo, che gli uomini avvertono d’istinto. (…) Non è colpa né di lui né di lei. E’ un fatto naturale”.

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Se chiamo in aiuto la mia memoria, memoria di amico prima che memoria di psicologo, ricordo di essermi sentito dire molte volte “come è possibile che X abbia fatto un gesto così romantico verso di me e poi all’uscita successiva sia stato così freddo? Sembrava un’altra persona”. Pensare all’intimità dell’uomo come a un elastico spiegherebbe differenze di comportamento come questa. E toglierebbe dal tavolo delle possibilità due carte molto negative: una, che lui sia una persona cinica, un doppiogiochista; l’altra, che lei abbia fatto qualcosa di sbagliato, lui abbia reagito di conseguenza e che ora lei debba dunque scoprire qual è la sua ‘colpa originaria’ e rimediare ad essa. Come abbiamo letto prima, “non è colpa né di lui né di lei. E’ un fatto naturale”. Questo ovviamente non significa che ogni situazione in cui l’uomo prima si mostra premuroso e poi distante si spieghi in questo modo: esistono situazioni in cui effettivamente un uomo sta tenendo il piede in due scarpe oppure in cui a un interesse iniziale subentra una perdita di interesse. Quindi non ogni situazione di coppia rientrerebbe in questa linea di interpretazione, ma molte situazioni di coppia sì.

Secondo John Gray, “gli uomini cominciano a provare un bisogno di autonomia e indipendenza quando hanno soddisfatto le loro esigenze di intimità”. Il fatto quindi che l’uomo senta il bisogno di tempo per sé non è un cattivo segno, come molte compagne pensano (“cosa starà pensando? Cosa avrò fatto di sbagliato per allontanarlo?”), ma è anzi spesso un segno positivo: significa che l’intimità con la compagna è buona e che sente ora di potersi dedicare un po’ a se stesso. Dopo aver dedicato del tempo a se stesso, sarà nuovamente pronto ad avvicinarsi alla sua donna e ad entrare in contatto emotivo con lei.

Potremmo osservare che ci sono uomini che apparentemente fanno ogni cosa con la propria compagna. Sono dei ‘non elastici’? Secondo Gray, anche in loro l’intimità funziona come un elastico, tuttavia non si danno il permesso di viverla in questo modo. Magari quando erano bambini la loro madre non tollerava che si allontanassero da lei, che volessero giocare da soli. Magari la loro madre si lamentava spesso davanti a loro del padre, dicendo che non c’era mai o che stava sempre per conto suo davanti alla televisione, o effettivamente il loro padre era andato via di casa: si è creata così in loro l’idea che prendersi del tempo per sé, del tempo di solitudine, sia una forma di egoismo. Un modo di tradire la propria donna. E così non si concedono di viverlo neanche ora che sono adulti. Questo ha delle conseguenze? Secondo Gray sì. Riferisce che spesso questi uomini premurosi coltivano dentro un certo risentimento verso la compagna, risentimento ovviamente non volontario e di cui non sono consapevoli, in quanto vorrebbero dello spazio per se stessi (poter fare da elastici) ma sentono di non poterselo prendere per non ferire lei. Anche in questo caso, è fondamentale che comprendano prima di tutto che si tratta di un bisogno naturale e che non implica in alcun modo né che loro siano egoisti né che loro compagne abbiamo commesso qualcosa di sbagliato nei loro confronti, e tantomeno che la loro relazione di coppia sia in crisi. E’ possibile soddisfare il bisogno di uno spazio per sé solo dopo essersi convinti che, come ogni bisogno, non è moralmente né buono né cattivo: è semplicemente un bisogno.

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Qual è il suggerimento di oggi? Ricordarsi che gli uomini nel vivere emozioni e intimità sono elastici: prima si avvicinano, poi hanno bisogno di un tempo per allontanarsi, poi si riavvicineranno nuovamente e il ciclo naturale continuerà. Per le mie lettrici: quando il vostro compagno si comporta così, probabilmente si sente sicuro della relazione con voi e sente perciò di poter dedicare del tempo anche a sé (e anche a voi potrebbe far bene dedicare del tempo a voi stesse e al vostro benessere, la vita quotidiana è già piena di impegni!). Per i miei lettori: quando sentite il bisogno di tempo per voi stessi, ditelo in modo esplicito alla vostra compagna, e soprattutto spiegatele che non avete alcun problema con lei, è semplicemente una vostra esigenza. Da uomini voi funzionate così. Come degli elastici.

Relazioni di coppia

Un incontro (im)possibile: emozioni o informazioni?

Negli ultimi due articoli sulle relazioni di coppia, abbiamo visto la paura principale dell’uomo (paura di dare) e la paura principale della donna (paura di ricevere).

Ora affronteremo il tema della comunicazione: sarà molto interessante perché ha molti risvolti concreti. Uomini e donne, secondo John Gray, parlano lingue diverse. Pensaci se sei una donna, quante volte ti è capitato di pensare qualcosa del tipo “E’ impossibile capire gli uomini! Non ti dicono mai quello che sentono”? E sei un uomo “E’ impossibile capire le donne! Non si capisce mai cosa vogliono”? E’ un’esperienza molto comune. E’ vero che i malintesi nella comunicazione possono avvenire con qualsiasi persona, anche del tuo stesso sesso. E’ altrettanto vero che le incomprensioni nelle relazioni di coppia sono più frequenti, in un certo senso più sistematiche.

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Cerchiamo allora di capire meglio la natura di queste incomprensioni. Usiamo un esempio. Abbiamo il nostro lui e la nostra lei. Lei: “Non usciamo mai”. Lui: “Non è vero, siamo usciti la settimana scorsa”. Lei: “Ecco, lo sapevo che con te è inutile parlare!”. Lui: “Ma cos’ho detto di sbagliato?”. Cosa succede in questo caso? La nostra lei fa un’affermazione forte, come tutte le affermazioni che comprendono il sempre o il mai. Il nostro lui si attacca proprio a quel mai e le fa notare che ad esempio sono usciti la settimana scorsa, quindi non è vero che non escono mai. A quel punto, lei si arrabbia e lui si sente incompreso. Dove avviene il fraintendimento? Nel fatto che la nostra lei comunica in modo che potremmo dire evocativo, in modo cioè da suscitare emozioni, mentre il nostro lui in modo letterale, ossia comunica fatti, informazioni. A livello di fatti, è effettivamente falso che non escano mai. Ma la nostra lei non voleva essere presa alla lettera: voleva veicolare un significato emotivo, del tipo “sono triste che non usciamo più come prima” o “sarei felice di vivere più momenti speciali con te”. Se si esprimesse in questo modo esplicito, il nostro lui probabilmente la capirebbe fin dall’inizio; e, se tiene a lei, potrebbe cominciare a cercare una soluzione (ricordiamoci che di fronte a un problema gli uomini sono focalizzati alla soluzione). Immaginiamo che la nostra lei non abbia voglia di fissare la prossima uscita al ristorante ma che voglia invece capire perché stanno uscendo di meno e se questo significa qualcosa anche circa il proprio rapporto: in questo caso può chiedere apertamente “vorrei parlare del fatto che ultimamente usciamo di meno”. E’ molto importante che le richieste siano comunicate in modo esplicito, senza cadere nell’illusione che l’altro possa leggerle nella nostra mente, e che siano formulate in modo concreto, preciso, così che l’altra persona sappia esattamente cosa fare se acconsente alla nostra richiesta.

Mettendoci nei panni del nostro lui, di fronte a una frase di apertura “Non usciamo mai” potrebbe mettere insieme informazioni ed emozioni con una risposta del tipo: “Come mai dici questo? Ricordo che la settimana scorsa siamo usciti” o rispondere semplicemente “Come mai dici questo?”. Avrà una certa difficoltà a gestire quella parte della mente che gli dice “ma non è vero che non uscite mai!”; tuttavia se tollera questa frustrazione iniziale poi la comunicazione si farà più chiara e potrà capire cosa la sua compagna intendesse realmente con quella affermazione. Spesso è una richiesta di ritornare a un po’ del romanticismo e della creatività del primo periodo di innamoramento, e questo può essere un bene sia per lei che per lui. Un amore creativo si ricrea, un amore non creativo muore.

Il principio da tenere a mente è: le donne comunicano in modo principalmente emotivo, gli uomini in modo informativo. Per gli uomini il suggerimento è di non prendere alla lettera quello che dice la propria compagna ma attraverso le domande capire quali sono le emozioni e le motivazioni profonde dietro quello che dice – richiede pazienza ma poi ci sarà la soddisfazione di riuscire a capirla. Per le donne il suggerimento è di dire le cose in modo più preciso, esplicitare le proprie emozioni e le proprie richieste, in modo che il compagno non debba intuirle tra le righe.

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Amarsi è soprattutto parlare. Lo scrittore premio Nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez consiglia di sposare una persona con cui ci piaccia parlare perché la bellezza fisica appassisce mentre il piacere nel parlare resta per tutta la vita. Fare attenzione a come parlate con il vostro partner potrebbe essere la cosa più importante della vostra vita!