Relazioni di coppia

Amore ed evoluzione: il cervello maschile e il cervello femminile

Siamo giunti all’ultima tappa del nostro viaggio attraverso “Il cervello in amore” (Attili, Il Mulino, 2017), un viaggio che ci ha fatto guardare all’amore come a un processo che intende far sopravvivere e proliferare il genere umano. Abbiamo visto finora i meccanismi psicologici che, nel fenomeno dell’amore, coinvolgono sia le donne che gli uomini, meccanismi comuni a tutti gli esseri umani. Ora andremo invece a vedere le differenze tra il cervello maschile e il cervello femminile nelle relazioni d’amore.

1453367531722.jpeg--i_colori__

Anche se alcuni autori hanno teorizzato che le differenze psicologiche tra uomo e donna fossero soltanto il prodotto della cultura e dei ruoli sociali appresi fin dalla tenera età, gli studi attuali mostrano che questo vale solo per alcuni atteggiamenti; gli altri invece “sono, in realtà, spesso riconducibili all’attivazione di aree cerebrali differenti o a un’intensità diversa nella loro accensione” (Attili, 2017).

Una prima e importante differenza è che gli uomini utilizzano prevalentemente l’emisfero sinistro del cervello ed hanno pochi collegamenti tra emisfero sinistro e destro; al contrario le donne utilizzano in modo più simile i due emisferi, che risultano essere molto collegati tra loro. Per capire il significato di questa affermazione, dobbiamo sapere quali sono le caratteristiche principali dei nostri due emisferi cerebrali. Se dovessimo usare un solo aggettivo, potremmo dire che l’emisfero sinistro è principalmente razionale, quello destro principalmente emotivo. Diciamo qualcosa in più: l’emisfero sinistro si occupa di linguaggio, logica, compiere azioni mentali in modo seriale (una dopo l’altra), memorie del passato, pianificare ed eseguire azioni; l’emisfero destro è responsabile della creatività, delle capacità artistiche e musicali, del compiere azioni mentali in parallelo (più azioni insieme), immaginazione del futuro.

Alla luce di tutto ciò, il cervello maschile e il cervello femminile sono due cervelli con un funzionamento differente. Questo potrebbe rendere conto di quelle incomprensioni quotidiane che avvengono nella comunicazione tra uomo e donna e di quella sensazione, a volte emergente, che “è come se stessi parlando con una persona di un altro pianeta”.

Risultati immagini per cervello maschile cervello femminile

Una differenza che tutti noi abbiamo certamente sperimentato è nel parlare e ascoltare. Di solito gli uomini vanno in modo diretto al cuore del problema di cui stanno parlando, e cercano di capire con altrettanta rapidità quale sia il punto portato avanti dal proprio interlocutore; tendono inoltre a ricordare il senso generale del discorso più che le singole espressioni. Le donne invece hanno uno stile più espressivo e fluente, in quanto sono più in contatto con le proprie emozioni, aprono maggiori parentesi e hanno un’ottima memoria delle singole espressioni e frasi utilizzate dall’interlocutore. Così è facile che l’uomo, dopo un po’ che la compagna parla, si stanchi di ascoltarla perchè non arriva al punto come invece farebbe lui, e potrà anche pensare che sia esagerata in quel che dice per via della forte espressività emotiva che dà alle parole. Dall’altra parte, è facile che la donna consideri il compagno troppo sintetico, come se avesse poca voglia di parlare con lei, e che si infastidisca per il fatto che dopo un po’ che lei parla lui mostra una perdita di attenzione – “tu non mi ascolti!” e lui: “Ma tu ci metti un’ora a dire una cosa per cui basterebbero due frasi”.
Inoltre attenzione alla memoria verbale. A volte la donna chiede al compagno di ripetere le parole che lei gli ha rivolto in un’altra circostanza, e quasi sempre lui non ne sarà capace: come detto prima, il suo cervello ricorda il senso generale delle parole, non le parole specifiche. Il rischio è che lei si senta non ascoltata e lo accusi di non prestare attenzione a ciò che dice, e che lui pensi di trovarsi non in una conversazione ma in un interrogatorio in cui ogni elemento può essere utilizzato contro di lui.

Altro possibile motivo di attrito: gli uomini fanno meglio le cose quando possono farle una alla volta, mentre le donne agiscono di solito in multitasking. Così l’uomo potrebbe pensare che la sua compagna si impegni in troppe cose per volta e sia inconcludente, mentre la donna potrebbe pensare che il suo compagno guadagnerebbe tempo se facesse più cose insieme come lei è in grado di fare. Ciascuno tende a giudicare in base alle sue capacità e non tenendo conto di quelle del partner; il rischio è di pretendere dal proprio partner maschile che agisca come se avesse un cervello femminile o dalla propria partner femminile di agire come se avesse un cervello maschile.

Risultati immagini per de chirico bacio

Elenco brevemente altre differenze tra il cervello maschile e quello femminile.

Avendo come dominante l’emisfero sinistro, razionale, gli uomini tendono ad essere più equilibrati emotivamente e ad avere meno cambi dell’umore durante la giornata. La maggior produzione di testosterone li rende inoltre più aggressivi e competitivi delle donne, il che potrebbe spiegare anche perchè gli uomini tendano in tutte le società ad occupare i posti di maggior potere. Circa l’aggressività, oltre al retaggio degli uomini primordiali che si scontravano con gli animali selvaggi o degli uomini antichi che combattevano nelle guerre, va considerato anche che gli uomini sono più regolati dall’amigdala, la ghiandola del cervello strettamente connessa alla paura e dunque anche alla potenziale risposta aggressiva allo stimolo che fa paura.

Un’altra differenza universalmente accettata è che gli uomini pensino più spesso al sesso (anche se le donne ci pensano solitamente con maggiore intensità) e che lo ricerchino maggiormente rispetto alle donne; questo può essere spiegato dal fatto che, negli uomini, la parte del cervello che reagisce agli ormoni sessuali è sia più che doppia rispetto a quella delle donne.

Annunci
Narcisismo, Relazioni di coppia

Le 5 pretese del narcisista

Abbiamo già parlato in diverse occasioni del narcisista: abbiamo fatto uno zoom sulle sue caratteristiche, abbiamo scoperto quali sono le sue vittime preferite e abbiamo esaminato alcune strategie per difendersi da lui. In questo nuovo articolo desidero andare più in profondità dentro la figura del narcisista e mostrare quali sono le 5 pretese che porta con sè in qualunque relazione si intrattenga.

Risultati immagini per dipinto litigio

1) “Devi essere leale con me”. Il concetto di lealtà per il narcisista ha due caratteristiche diverse rispetto al resto del mondo: in primo luogo è unidirezionale, ossia è il suo interlocutore a dover essere leale con lui, mentre lui è dispensato da quest’obbligo verso l’altro; in secondo luogo non è una lealtà ragionevole, come quella che nutriamo verso una persona di cui possiamo fidarci, ma si tratta piuttosto di cieca sottomissione. Essere leali significa fare quello che il narcisista chiede di fare, anche quando la sua richiesta è irragionevole e fare in un altro modo sarebbe una scelta chiaramente migliore.

2) “Non è mai colpa mia”. Abbiamo già visto che il narcisista ha un’immagine grandiosa di se stesso, un’immagine che tende a identificarsi con la perfezione e ad allontanare il concetto di errore. Quando una persona mette il narcisista di fronte al suo errore, lui non può ammetterlo e cerca quindi di sminuirlo o di attribuirne la responsabilità a fattori esterni o ad altre persone: se l’errore riguarda la relazione con l’interlocutore, è molto probabile che se ne esca con l’affermazione “Se qui c’è qualcuno che ha dei problemi, sei tu!”.

3) “Non parlare a nessuno dei nostri problemi”. Questo vale soprattutto nelle relazioni sentimentali. Spesso il narcisista e la sua partner hanno dei litigi per via della personalità impossibile del narcisista: tuttavia il narcisista non vuole che persone esterne siano messe a conoscenza dei litigi e dei problemi di coppia, in quanto ciò intaccherebbe l’immagine impeccabile che loro vogliono dare all’esterno. Quindi il narcisista cerca sistematicamente di isolare affettivamente la sua partner spingendola a soffocare dentro di sè i problemi di coppia.

4) “Io non devo soffrire”. Ci troviamo di nuovo di fronte ad una regola unidirezionale, che vale per l’altra persona ma non per il narcisista: lui, infatti, non ha problemi ad infliggere sofferenze alle altre persone, sia perchè spesso non se ne accorge sia perchè, anche quando ne è consapevole, per lui la sofferenza degli altri non ha una grande importanza. Quando però è lui a sentirsi infelice, spesso per ragioni futili, la sua pretesa è di divenire il centro dell’attenzione dell’altra persona. In questo il narcisista mostra la sua somiglianza a un bambino viziato e le sue proteste possono essere paragonate ai capricci infantili.

5) “Le regole non valgono per me”. Potremmo dire che per il narcisista vale una sola regola: che lui è al di sopra delle regole. Le regole valgono per gli altri, e può considerarle un valore in linea teorica, spesso per fare bella figura con l’interlocutore: quando però rispettare una regola implica fare un sacrificio e rinunciare ad una gratificazione, ecco che il narcisista è pronto a ritrattare l’importanza della regola o a trovarvi diabolicamente un’eccezione che si applica proprio al suo caso.

Rispetto alle pretese del narcisista, perderà tempo e soprattutto tante e energie emotive chi cercherà di convincerlo che esse sono irrealizzabili e che occorre mettersi sullo stesso piano delle altre persone. La sola posizione funzionale è agire secondo la propria coscienza e lasciare che il narcisista cuocia nel suo stesso brodo.

Lutto, Suicidio

Il suicidio: quando la morte fa più male

In una scena decisiva de “I demoni” di Dostoevskij, una donna si slancia lungo le scale che portano all’appartamento in cui si è rinchiuso suo figlio, ne apre la porta e…lo trova impiccato. Si tratta di Stavrogin, il personaggio attorno a cui ruota tutto il romanzo. Se le vicende del romanzo sono di fantasia, lo shock provato dalla madre nel realizzare che Stavrogin si è tolto la vita è invece uno shock reale, il medesimo che prova chi si trova a vivere una tragedia simile nella vita concreta e non romanzata.

Risultati immagini per suicidio

Ogni lutto è un evento sconvolgente, ma perdere una persona cara per suicidio lo è in misura anche maggiore perchè la morte avviene in modo violento e la violenza viene dalle stesse mani della persona che la subisce. La parola ‘suicidio’ ci turba, ci evoca degli spettri psicologici. Pensiamo anche che fino ai tempi recenti la Chiesa cattolica proibiva di svolgere i funerali per chi moriva suicida ed imponeva di seppellirne il corpo in terra sconsacrata, in quanto riteneva la persona sicuramente maledetta da Dio e destinata all’inferno. Possiamo solo immaginare quale dramma fosse perdere per suicidio una persona cara nei secoli scorsi, in cui la grandissima maggioranza delle persone aderiva alla fede cattolica. Anche se ora sono cambiati sia il clima culturale che l’atteggiamento religioso verso il suicidio, permane comunque quest’aura di tabù e di maledizione attorno al tema, per cui ci sentiamo istintivamente come se fosse meglio parlarne il meno possibile, come se il non metterlo in parola potesse allontanarlo anche dal mondo dei fatti. D’altra parte, noi esseri umani siamo strutturati in modo tale che se qualcuno ci racconta l’esperienza di un’altra persona, noi la immaginiamo come se per un attimo fosse nostra: in questo caso, ciò significa per un attimo immaginarci…morti suicidi. Avete notato un leggero brivido soltanto a leggere queste parole? E’ propriamente a questo che mi riferivo.

Ecco quindi che chi ha perduto il compagno, il genitore, il figlio, l’amico per suicidio trova più difficile parlarne rispetto a chi ha vissuto un “semplice” lutto, e anche quando si decide a parlarne può incontrare resistenze emotive in chi lo ascolta: può percepire che il suo ascoltatore si irrigidisce, si mostra spaventato, oppure si attiva ansiosamente per sviare il discorso. Può vivere questa situazione come un invito a reprimere il suo vissuto, a vergognarsene. Per questo è molto importante che le persone accanto a lui si allenino ad ascoltarlo, anche se l’argomento le turba.

Risultati immagini per persona che piange

In questi casi spesso è consigliabile anche rivolgersi ad uno psicologo, in quanto specialista dell’ascolto ed esperto di come gestire emozioni e vissuti complessi come questi. E’ probabile che ci siano alcuni nodi dell’esperienza luttuosa che possono essere sciolti solo con l’aiuto del professionista, di chi è ‘del mestiere’, mentre gli amici e familiari pur con tutta la buona volontà mancano degli strumenti per operare questo scioglimento.

In un prossimo articolo vedremo nello specifico quali sono le emozioni più ricorrenti nelle persone che subiscono un lutto per suicidio.

Genitori e figli, Psicologia dello sviluppo

5 Strategie di sopravvivenza per genitori con adolescenti

Se sei un genitore con un figlio adolescente, conosci per esperienza quanto sia difficile relazionarsi con un ragazzo o una ragazza in piena fase di contestazione (qualcuno ha due o addirittura tre figli contemporaneamente in età adolescenziale – ed è quindi un amante del brivido!).

Probabilmente ti stai ponendo alcune domande: perchè fa sempre il contrario di quello che dico? come posso farmi ascoltare? e soprattutto: come posso aiutarlo a non cadere nelle tante trappole del mondo di oggi?

In questo articolo desidero dare a te (genitore in difficoltà verso cui sento empatia!) 5 strategie per comunicare con il tuo figlio adolescente, strategie che vanno bene sia con ragazzi che con ragazze.

Risultati immagini per adolescente ribelle

Strategia n.1

Esistono due tipi di rischi nella vita e in particolare nell’adolescenza: i rischi evolutivi, che portano alla crescita e vanno accettati, e i rischi disfunzionali, quelli che ti mettono soltanto in pericolo.

Prendi un foglio, ripensa a quando eri adolescente (quel tempo così lontano…) e scrivi un comportamento in cui ritieni di esserti preso un rischio che ti ha fatto crescere e un comportamento che si è rivelato una trasgressione che non ti ha lasciato nulla.

Questo ti aiuterà a valutare in modo più preciso quali rischi sono evolutivi per tuo figlio e quali sono invece disfunzionali.

 

Strategia n.2

Parla con tuo figlio dei comportamenti a rischio che hai messo in atto nella tua adolescenza. Non aver timore di parlare delle tue esperienze con alcol, fumo, droghe, guida pericolosa, rapporti sessuali a rischio: se tu gliene parli, e gli spieghi cosa ti ha portato a quei comportamenti e quali effetti hanno avuto su di te, dai a tuo figlio una doppia possibilità. La prima è di pensare che non sei il dinosauro che lui credeva tu fossi e sentirti così più simile a lui. La seconda è di imparare dai tuoi errori senza aver bisogno di metterli necessariamente in pratica anche lui.
So che potete sentirvi in forte imbarazzo di fronte a questo mio invito ma voglio porvi una domanda molto diretta: è più forte la vostra paura o l’amore che avete per vostro figlio?

 

Strategia n.3

Fate attenzione ai vostri comportamenti a rischio! Se voi stessi a volte guidate in modo pericoloso o esagerate con l’alcol o con il fumo, sarete inevitabilmente un modello per vostro figlio a mettere in atto quel comportamento negativo. Se proprio non riuscite a smettere con le sigarette, impegnatevi però a ridurne il numero e ammettete con vostro figlio che siete in certa misura dipendenti dal fumo, e che sentirsene dipendenti non è una bella esperienza mentre lui è ancora in tempo per rimanerne libero.

 

Strategia n.4

Aiutate vostro figlio a trovare dei modi sani per ottenere l’adrenalina e la novità che desidera, per sperimentarsi libero e autonomo senza mettere a rischio la propria sicurezza e la propria salute.

Un nuovo sport, un nuovo hobby, un gruppo giovanile a cui iscriversi. Più piacere trova nelle cose sane, meno ne cercherà nelle cose sbagliate.

 

Strategia n.5

Se vedete vostro figlio in procinto di compiere una decisione sbagliata, (a meno che non si tratti di un comportamento a rischio grave) lasciatelo sbagliare con la sua testa. “Il fallimento è il miglior modo di imparare” cantano i Kings of Convenience, e si impara più da un errore compiuto con la propria testa che da dieci comportamenti giusti suggeriti da qualcun altro. E’ stato così anche per voi se ricordate. Una volta che la scelta si rivela sbagliata, però, siate presenti e sostenete vostro figlio: esplorate insieme a lui come si sente, come è giunto a questa decisione e come in futuro potrebbe decidere in modo migliore per sè.

 

Queste strategie sono pensate in generale per i genitori con figli adolescenti. Può darsi che voi abbiate bisogno di suggerimenti più specifici o che la vostra situazione familiare sia particolare e vada considerata nella sua unicità.

Io sono a vostra disposizione. Se avete bisogno di una consulenza online, potete prenotarla qui e vi contatterò io stesso per fissare l’appuntamento. Se invece la vostra necessità è di incontrarmi a studio, potete chiamarmi o scrivermi ai contatti alla vostra destra.

Lutto

3 modi di sostenere chi vive un lutto

Ognuno di noi ad un certo punto si imbatte nella morte. Sia nella propria vita, perdendo una persona cara, sia nella vita di persone amiche: ad esempio un nostro amico che perde la moglie, una nostra amica che perde il fratello. D’ora in poi mi riferirò ad un ipotetico ‘amico’ in lutto per comodità

Immaginiamo che ti trovi ora di fronte all’amico in lutto: probabilmente quello che sperimenti è imbarazzo. Da una parte vorresti sostenerla, rincuorarla; dall’altra parte non sai come. Hai la sensazione che le parole siano di troppo, inutili, o addirittura che possano far danno. Del resto, pensi che se rimani in silenzio potresti sembrare assente e non saresti di alcun aiuto. Cosa fare?

lutto

Poichè la situazione è complessa, voglio proporti tre modi per mostrarti vicino al tuo amico in lutto.

Il primo modo è…sostenere te stesso. Può sembrarti paradossale visto che stiamo parlando di aiutare l’altra persona. Ti sembrerà meno strano se pensi che, per poter essere una base sicura per il tuo amico, devi in primo luogo essere saldo tu. Per dare contenimento al suo dolore devi saper tollerare la tua frustrazione. E per riuscire in questo, puoi pensare che la morte è la realtà più difficile da accettare nella vita (d’altra parte è esattamente l’opposto della vita), dunque è normale che ci voglia del tempo prima che il tuo amico si riprenda. Per cui non avere aspettative elevate. Non pretendere di togliergli il dolore o di dargli speranza se sta vivendo un momento di fisiologica disperazione – pensa che è solo una fase, naturale, del processo di elaborazione del lutto. Pensa anche che il tuo amico in questo momento non ha particolari pretese da te, è il primo a sapere che nessuno può dargli un pieno sollievo. La cosa sufficiente è che tu sia lì, fisicamente presente (o presente nella conversazione se state comunicando a distanza). Anche i momenti di lungo silenzio vanno bene, anche in quelli c’è ascolto, ascolto del silenzio.

Il secondo modo è lasciargli esprimere il suo dolore. Il tuo amico prova dentro un’angoscia indescrivibile a parole. Può sentirsi disperato. O può non sentire più nulla, come se i suoi sentimenti si fossero anestetizzati (e anche questo è molto doloroso). Può sentirsi arrabbiato verso la persona deceduta perchè l’ha abbandonato; può sentirsi in colpa per non avergli dimostrato abbastanza affetto o perchè si incolpa irrazionalmente della sua morte. Insomma, può sperimentare sentimenti molto forti, che spaventano le altre persone, e che possono essere anche contraddittori tra loro (ad esempio la tristezza per l’assenza e la rabbia per essere ‘abbandonato’). E’ possibile che nel suo cerchio familiare non si dia il permesso di mostrare tutto il suo dolore, magari sente di dover essere forte per sostenere gli altri parenti. E’ possibile che si senta dire da molte persone amiche che non deve disperarsi così, che passerà, che deve cercare di distrarsi – tutte espressioni che partono da un’intenzione positiva ma finiscono solo col far sentire l’amico rifiutato e non accettato in quello che sente. Per cui lascia che il vostro amico vi esprima i suoi struggimenti e le sue ansie, e non correggetelo. Gli sarà utile per liberarsi di parte della sua sofferenza e per rimettere un minimo ordine nella sua mente.

Il terzo modo è condividere le tue esperienze di lutto. Questa terza modalità è più impegnativa, di conseguenza ti consiglio di metterla in atto solo se ne sei convinto e se hai già elaborato il tuo lutto. Condividere le tue esperienze gli permetterà di sentirsi in connessione con lui, e proprio in un momento in cui lui è così triste da poter sperimentare solo con fatica la vicinanza di altre persone. Inoltre, mentre frasi incoraggianti possono sempre incorrere nella sua risposta: “non ci credo, non è vero”, qui tu lo metti di fronte ad un fatto concreto e lui tenderà a prenderlo più seriamente.

mani

Il lutto si può superare. Nella maggior parte dei casi si supera naturalmente, e se questo non avviene entro un certo tempo si può ricorrere al supporto di uno psicologo. Dunque abbi fiducia anche per il tuo amico: la morte è irreversibile, ma il lutto no, il lutto ha una fine.

Narcisismo

3 Strategie per resistere ai narcisisti

In un precedente articolo abbiamo già visto le caratteristiche del narcisista: si crede superiore agli altri, vuole sempre ricevere la loro ammirazione, è incapace di empatia, manipola le persone come pedine su una scacchiera per raggiungere gli obiettivi che si è prefissato. Tuttavia all’inizio di una conoscenza è bravo a nascondere i suoi tratti negativi e ad apparire come una persona indipendente, ambiziosa, creativa, carismatica. Quando comincia a manifestare il proprio lato oscuro e patologico, l’altra persona spesso si è già fatta prendere nella rete del suo fascino…ed uscirne sarà difficile.

Cosa fare quando ci si rende conto di essere di fronte ad una persona (collega di lavoro, familiare, amico, partner) narcisista? Come resistere alle sue sirene?

draper_herbert_james_ulysses_and_the_sirens

Ecco tre strategie proposte dallo psicoterapeuta Les Carter (“Difendersi dai narcisisti”, Tea Pratica, 2018): esaminare la propria rabbia, rimuovere il fattore paura e nutrire fiducia interiore/autonomia.

Col suo modo di fare arrogante, è inevitabile che vi sentiate arrabbiati nei confronti della persona narcisista. Ecco perchè la prima strategia prevede di esaminare la rabbia. Anche se avete ragioni per essere arrabbiati, abbandonarvi agli scoppi di collera non è una soluzione: vedendovi perdere il controllo, la persona narcisista crederà di essere lei ad avere il controllo su di voi. E in effetti sarebbe così. Allo stesso modo comportarsi in modo passivo e reprimere la rabbia sarebbe ai suoi occhi un messaggio del tipo: ‘puoi continuare a comportarti come stai facendo ora’, un silenzio-assenso da parte vostra. La strada suggerita da Les Carter è quindi di esprimere assertivamente (non aggressivamente) la vostra giustificata rabbia. Parlare con fermezza, mantenere la vostra posizione anche di fronte agli attacchi, dire sì o no in modo chiaro, esprimere la vostra opinione senza cadere nella polemica. Anche se è probabile che il narcisista continuerà a comportarsi nel suo modo irresponsabile, voi avrete raggiunto un obiettivo importante: essere leali con voi stessi e con le vostre idee, riconoscervi il vostro potere personale anzichè delegarlo alla persona narcisista.

La seconda strategia consiste nel rimuovere il fattore paura. Spesso, dietro alla rabbia che abbiamo visto prima, si cela un sentimento più profondo che è la paura. Con paura non intendo soltanto lo stare in ansia, ma in generale il mantenersi sulla difensiva. Forme concrete attraverso cui ci si mette sulla difensiva sono: giustificare continuamente le proprie decisioni, fingere assenso quando si è in disaccordo, evitare la persona narcisista, parlarne male con altri piuttosto che affrontare con lei il problema. Spesso le persone ‘impaurite’ hanno avuto dei genitori che erano poco attenti ai loro bisogni emotivi di bambini, e queste persone sono così cresciute comportandosi allo stesso modo dei propri genitori: trascurando le proprie necessità e i propri diritti. Hanno quindi paura di affermare se stessi.  Per superare la paura è necessario pensare che le percezioni distorte che il narcisista vi attribuisce sono soltanto un suo problema; perciò potete anche smettere di giustificare le vostre scelte, è sufficiente che sappiate voi i validi motivi per cui le avete prese. E, soprattutto, non fermatevi alle parole ma agite in direzione del cambiamento. Tradotto in altre parole: non basta che sappiate cosa rispondere al narcisista, occorre soprattutto che agiate poi con fermezza e in modo coerente a quello che si è detto. Molti tentativi di emanciparsi dalla persona narcisista naufragano proprio su questo punto. Non diventate naufraghi anche voi.

La terza strategia consiste nel nutrire la fiducia in se stessi e nello sviluppare la propria autonomia. La persona narcisista ed il partner hanno solitamente una caratteristica in comune tra loro. Quale? Entrambi lasciano che il loro umore e la loro immagine di sè dipendano da come gli altri reagiscono a loro (da quanta ammirazione riceve il narcisista, da quanta vicinanza ottiene il dipendente). In entrambi i casi comunque da fattori esterni. Ve ne potete accorgere se: l’opinione degli altri influenza molto le vostre decisioni, quando l’altra persona è in disaccordo con voi vi date molto da fare per difendere la vostra spiegazione, quando l’altra persona è di cattivo umore tendete a sentirvi di cattivo umore anche voi, quando siete criticati vi mettete sulla difensiva. Si tratta di scoprire che dentro voi stessi avete più sicurezza e capacità di quelle che nel momento del litigio (col narcisista) pensate di avere. La qualità della vostra vita non dipende dalla persona narcisista, dipende da voi. Per sviluppare la necessaria fiducia, vi sarà utilissimo mettervi di fronte ad un foglio di carta e porvi domande come : Chi sono io? Quali sono i miei valori? E i miei punti di forza? Cosa mi piace? Cosa voglio? Prendetevi un quarto d’ora per pensarci e mettete nero su bianco quello che emerge dentro di voi, scrivete tutti quei comportamenti che non volete più assumere nella relazione con la persona narcisista e con quali nuovi comportamenti intendete sostituirli.

La Libertà che Guida il Popolo, un dipinto simbolo della Repubblica Francese

Ricordate che non è una vostra colpa se la relazione con la persona narcisista è difficile: è la persona narcisista ad avere dei tratti disturbati. Perciò potete fidarvi delle vostre intuizioni e di quello che sentite come più giusto per voi. Non dimenticandovi che il modo in cui rispondete alla persona narcisista, questa sì, è una responsabilità tutta vostra.

Relazioni di coppia

Un incontro (im)possibile: i litigi e i 4 cavalieri dell’Apocalisse

Nel ciclo di articoli sulle relazioni di coppia secondo John Gray abbiamo visto da vicino molte differenze psicologiche tra uomo e donna. Queste differenze, se non vengono comprese e gestite con consapevolezza, conducono al litigio con la stessa facilità con cui un oggetto scivola su un piano inclinato. In questo nuovo articolo, voglio affrontare proprio il tema dei litigi all’interno di una relazione di coppia.

Entro una certa misura, i litigi sono una parte naturale e quindi indispensabile della vita di coppia; indicano che c’è comunicazione, che c’è espressione dei propri punti di vista. Ma tutti noi sappiamo che, molto facilmente, i litigi tendono a superare questo loro spazio fisiologico e a prendersi una parte sempre più grande della comunicazione: in diversi casi si arriva al paradosso che il tempo trascorso a litigare è maggiore del tempo passato a comunicare normalmente! (E a quel punto viene da chiedersi: cosa rimaniamo insieme a fare?) E’ importante quindi che valutiamo con sincerità se i nostri litigi con il partner sono normali o se sono diventati spie di qualcosa che va cambiato nella relazione.

litigio_coppia

Secondo Gray, ci sono due modi di essere ‘in guerra’ con il proprio partner. Il primo modo è quello di una guerra aperta, in cui si litiga attraverso le parole. Il secondo modo è quello di una guerra fredda, in cui ciascun partner si isola in un silenzio ostile. Si tratta di due facce della stessa medaglia: in entrambi i casi, i problemi non vengono affrontati in modo costruttivo e rimangono irrisolti.

Ci sono quattro atteggiamenti che le persone adottano quando litigano. Questi atteggiamenti sono come i quattro cavalieri dell’Apocalisse (paragone mio) che distruggono la relazione su cui si abbattono. Il primo atteggiamento viene definito da Gray come lotta e segue il motto per cui ‘la miglior difesa è l’attacco’. Chi lo mette in pratica giudica e rimprovera il partner e tenta di intimidirlo, ma anche se riesce nel suo scopo quello che ottiene veramente è un indebolimento della fiducia da parte del partner. Un secondo atteggiamento è la fuga, per cui la persona evita il confronto e si rifugia nel silenzio, nella solitudine: è l’atteggiamento tipico della modalità di guerra fredda che abbiamo visto sopra. Il terzo atteggiamento è la simulazione: la persona finge che non ci sia alcun disaccordo, si mostra sorridente e conciliante, ma dentro di sé coltiva inevitabilmente il risentimento per non aver espresso i propri bisogni. Il quarto ed ultimo atteggiamento è quello che Gray chiama ‘la ritirata’ e che io ribattezzerei come autocolpevolizzazione: la persona si assume tutta la colpa per la situazione problematica con il partner. Sul momento questo atteggiamento può mettere a tacere i dissapori, ma l’auto-colpevole non potrà sopportare a lungo questo peso senza avere un crollo emotivo e di autostima.

Come possiamo evitare i litigi non costruttivi?

Secondo Gray dobbiamo considerare una verità fondamentale: “gli uomini e le donne litigano per denaro, sesso, decisioni da prendere, educazione dei figli e responsabilità familiari. Tuttavia, le discussioni si trasformano in litigi dolorosi per un solo motivo…non ci sentiamo amati”. Quando si litiga, spesso ci si sente non amati dal partner – e le frecciatine che vengono lanciate in questi momenti apparentemente confermano questa impressione. Può essere molto utile quindi fare questo: nel momento in cui comincia una discussione molto sentita, esprimere al partner il proprio disaccordo e allo stesso tempo ricordargli che lo amiamo, che siamo felici di stare con lui/lei. Dirlo apertamente può essere un veloce antidoto al veleno del sospetto di non essere amato.

giovani-coppie-che-scalano-nelle-montagne-57546927

La reazione poi spetterà al partner ed alla sua libera decisione. Comunicare bene non può garantire al 100% una risposta positiva da parte dell’altra persona. Quello che è certo è che, comunicando in questo modo, aumenterete le probabilità di trasformare un possibile scontro in una discussione costruttiva. Sperimentare la risposta del partner potrà essere anche un modo per valutare se c’è volontà da parte di entrambi di superare i conflitti e se entrambi nella relazione stiamo viaggiando sulla stessa lunghezza d’onda. Una prova impegnativa ma indispensabile per una relazione che vuole durare nel tempo.