Dipendenza affettiva, Relazioni di coppia

Dipendenza affettiva: quando io “non vivo senza te”

Dipendenza affettiva: due parole sempre più pronunciate nelle conversazioni, sempre più cercate su Google, sempre più fonte di interesse per le persone. Il paradosso è che nel DSM 5, il testo guida sui disturbi psicologici per tutti gli psichiatri, gli psicoterapeuti e gli psicologi, la dipendenza affettiva…non compare. E’ presente il disturbo dipendente di personalità, che però è un disturbo diverso e più grave. La ragione di questa assenza che fa rumore è l’insufficienza di dati sperimentali. Immagino che il DSM 6 la inserirà: ma nel frattempo parliamone noi.

Con dipendenza affettiva intendiamo la ricerca esagerata e morbosa verso un partner affettivo: il partner è il significato della propria vita, non si può fare a meno di lui e questa necessità del partner diviene fuori controllo – come in ogni dipendenza. Ora, tutti noi siamo inter-dipendenti, nel senso che per soddisfare alcuni bisogni, specialmente bisogni emotivi, ci è necessario il contatto con altri esseri umani. Ma si tratta di una ‘dipendenza’ circoscritta ad alcuni ambiti e ad alcuni momenti: nel complesso siamo persone autonome.

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Da cosa ci accorgiamo che una persona (possiamo essere anche noi stessi) ha invece una dipendenza affettiva? Di solito non c’è bisogno di ragionarci molto, è sufficiente osservare quanto visceralmente e simbioticamente è legata al partner (avete presente quei commenti degli amici della coppia del tipo: “Gli sta sempre appiccicata, non si stacca un attimo”, “Parla sempre di lei, solo di lei, sembra che esista solo lei”, “E’ uno zerbino, fa tutto quello che lei gli dice”?). A volte la situazione può essere più sfumata, quindi è utile sapere che chi vive una dipendenza affettiva tende a negare i difetti del partner, a non dirgli mai di no, è disposto a gesti estremamente scomodi e umilianti pur di mantenere il quieto vivere nella coppia, sembra non avere nel tempo libero un’attività alternativa allo scrivere al cellulare/chiamare/stare con il proprio partner. Un punto fondamentale: anche quando la relazione è molto usurata o si è trasformata in un farsi reciprocamente del male, la persona con dipendenza affettiva non riesce a chiuderla: non è in grado neanche di pensare a questa ipotesi, è terrorizzante per lei, la immagina come un annientamento.

Le persone a maggior rischio di dipendenza affettiva sono quelle che hanno una bassa autostima, che nell’infanzia non hanno visto riconosciuti i loro bisogni emotivi e che hanno difficoltà a mettere dei confini tra sè e gli altri: questo porta a confondere i propri bisogni con i bisogni dell’altro e a creare relazioni che sono simbiosi, fusioni. Come partner tendono a scegliere due tipi di persone. Il primo tipo è costituito da individui apparentemente molto indipendenti, che le attraggono per l’aura di sicurezza che trasmettono (ad esempio persone con tratti narcisisti), che però si rivelano con il tempo distaccati, manipolatori, non veramente innamorati. Il secondo tipo è costituito da persone dipendenti come loro, così che la coppia inizialmente sembra viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda, ma col tempo poi emergono le insufficienze personali di entrambi e la relazione evolve verso una ‘dipendenza ostile’, un legame cioè sempre di dipendenza ma in cui la maggior parte del tempo è trascorsa in litigi e rivendicazioni.

Inquadrato fin qui il problema della dipendenza affettiva, resta sospesa la domanda: come è possibile uscirne?

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Innanzitutto è necessario che la persona affettivamente dipendente ammetta che c’è qualcosa di problematico nel suo modo di relazionarsi. Si tratta di una presa di coscienza difficile, dolorosa, in quanto va a mettere in dubbio essenzialmente tutte le relazioni sentimentali messe in piedi fino a quel momento: spesso la persona è in grado di accedere a questa consapevolezza solo di fronte all’ennesimo fallimento relazionale (imminente o già avvenuto). E così si rivolge allo psicologo.

Il lavoro psicologico è composto da tre punti. Il primo è costruire un rapporto di profonda fiducia con lo psicologo, in quanto inizialmente la persona avrà bisogno di ‘dipendere’ in parte dallo psicologo – non può uscire dalla dipendenza con uno schiocco di dita. Il secondo punto è rileggere la storia infantile della persona per capire dove sia nata la tendenza a dipendere e quale utilità abbia avuto in passato: è la chiave di volta. Dopo aver scoperto questa chiave si potrà passare alla terza ed ultima fase, ossia trovare dei modi nuovi e più funzionali di stare in una relazione sentimentale, soddisfare i propri bisogni emotivi e di fare esperienza di sè come persona autonoma e adulta (non più ‘bambina’ come nella dipendenza).

Narcisismo

Le vittime dei narcisisti

Dopo aver parlato dei narcisisti, passo a tracciare l’identikit delle loro vittime, ossia delle persone che cominciano una relazione sentimentale con loro.

Faccio una premessa di importanza fondamentale: utilizzo il termine ‘vittime’ per sottolineare gli esplosivi effetti psicologici della relazione con un narcisista. Non intendo che i partner del narcisista siano vittime di un destino ostile o della sfortuna: come mostrerà questo articolo, sono loro stessi a scegliere inconsciamente il narcisista perché si combina con le loro caratteristiche psicologiche. Una combinazione che è ovviamente disfuzionale e il cui risultato è la sofferenza.

Entriamo nel vivo del discorso: quali sono le vittime del narcisista?

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Anche se può sembrare sorprendente, a volte la vittima del narcisista è…un’altra persona narcisista! Può sembrare paradossale ma, avendo entrambe la percezione di essere di un livello superiore ai comuni mortali, le due persone narcisiste possono pensare di aver trovato un altro essere altrettanto raro e speciale. Superata la luna di miele iniziale, come potete immaginare, diverrà una guerra senza esclusione di colpi tra due giocatori che vogliono dimostrare di essere il n.1 della squadra.

Frequentemente il partner di una persona narcisista presenta diverse caratteristiche del co-dipendente. La persona co-dipendente, come ha illustrato Cermak nel suo libro del 1986 ‘Diagnosing and Treating. Codependence” (sfortunatamente non tradotto in lingua italiana), è una persona con bassa autostima, che si assume le responsabilità dell’altra persona al suo posto, trascurando così i propri bisogni e le proprie emozioni, inclusi i propri segnali di sofferenza nella relazione. Questo spiega perché sia capace di rimanere legata così lungamente ad una persona narcisista con cui la vita somiglia molto più ad un incubo che a un bel sogno.

L’autostima della persona co-dipendente è legata all’idea di ‘guarire’ o ‘salvare’ il partner: nel linguaggio di tutti i giorni noi la definiremmo una crocerossina. La sua autostima dipende dall’altra persona. Perciò è predisposta a stabilire relazioni non solo con persone narcisiste ma più in generale con persone affette da disturbi di personalità, da dipendenze e da altri disturbi psicologici. L’origine di questo atteggiamento si trova spesso in un’infanzia in cui la persona co-dipendente ha subito abusi psicologici e/o fisici e si potrebbe interpretare il suo tentativo di guarire l’altro come una forma per curare se stessa ed il proprio passato traumatico. Il sacrificio ed il soffrire per l’altro sono visti come una forma elevata di amore – mentre in questa situazione si tratta piuttosto di una forma di amore patologica.

Queste sono le principali caratteristiche della persona co-dipendente che spesso si lega ad un partner narcisista. Non significa che chi sta o è stato con un partner narcisista sia automaticamente un co-dipendente: è probabile però che abbia alcune delle caratteristiche sopra citate.

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Se ci pensate, il narcisista è una persona che dipende dall’altro: ha bisogno della sua ammirazione. Il maggior motivo di sofferenza per il narcisista non risiede infatti nei ciclopici guai che contribuisce a creare nelle vite delle altre persone; ma piuttosto nel fatto che spesso non si sente riconosciuto per il suo valore (o meglio per il valore grandioso che crede di avere). Alla luce di questo, ha molto senso che il narcisista tenda a legarsi con persone che hanno in forma più o meno forte una dipendenza dall’altro: il narcisista ed il suo partner dipendono – seppur per ragioni differenti – l’uno dall’altro. Ciascuno crede che attraverso quel rapporto soddisferà il suo bisogno fondamentale. Così che lasciarsi, anche se la relazione è un calvario emotivo, viene visto come una caduta nel nulla.

Per questo la vittima del narcisista ha spesso bisogno del sostegno di uno psicologo per non rovinare in questa caduta.