Relazioni di coppia

Amore ed evoluzione: il cervello maschile e il cervello femminile

Siamo giunti all’ultima tappa del nostro viaggio attraverso “Il cervello in amore” (Attili, Il Mulino, 2017), un viaggio che ci ha fatto guardare all’amore come a un processo che intende far sopravvivere e proliferare il genere umano. Abbiamo visto finora i meccanismi psicologici che, nel fenomeno dell’amore, coinvolgono sia le donne che gli uomini, meccanismi comuni a tutti gli esseri umani. Ora andremo invece a vedere le differenze tra il cervello maschile e il cervello femminile nelle relazioni d’amore.

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Anche se alcuni autori hanno teorizzato che le differenze psicologiche tra uomo e donna fossero soltanto il prodotto della cultura e dei ruoli sociali appresi fin dalla tenera età, gli studi attuali mostrano che questo vale solo per alcuni atteggiamenti; gli altri invece “sono, in realtà, spesso riconducibili all’attivazione di aree cerebrali differenti o a un’intensità diversa nella loro accensione” (Attili, 2017).

Una prima e importante differenza è che gli uomini utilizzano prevalentemente l’emisfero sinistro del cervello ed hanno pochi collegamenti tra emisfero sinistro e destro; al contrario le donne utilizzano in modo più simile i due emisferi, che risultano essere molto collegati tra loro. Per capire il significato di questa affermazione, dobbiamo sapere quali sono le caratteristiche principali dei nostri due emisferi cerebrali. Se dovessimo usare un solo aggettivo, potremmo dire che l’emisfero sinistro è principalmente razionale, quello destro principalmente emotivo. Diciamo qualcosa in più: l’emisfero sinistro si occupa di linguaggio, logica, compiere azioni mentali in modo seriale (una dopo l’altra), memorie del passato, pianificare ed eseguire azioni; l’emisfero destro è responsabile della creatività, delle capacità artistiche e musicali, del compiere azioni mentali in parallelo (più azioni insieme), immaginazione del futuro.

Alla luce di tutto ciò, il cervello maschile e il cervello femminile sono due cervelli con un funzionamento differente. Questo potrebbe rendere conto di quelle incomprensioni quotidiane che avvengono nella comunicazione tra uomo e donna e di quella sensazione, a volte emergente, che “è come se stessi parlando con una persona di un altro pianeta”.

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Una differenza che tutti noi abbiamo certamente sperimentato è nel parlare e ascoltare. Di solito gli uomini vanno in modo diretto al cuore del problema di cui stanno parlando, e cercano di capire con altrettanta rapidità quale sia il punto portato avanti dal proprio interlocutore; tendono inoltre a ricordare il senso generale del discorso più che le singole espressioni. Le donne invece hanno uno stile più espressivo e fluente, in quanto sono più in contatto con le proprie emozioni, aprono maggiori parentesi e hanno un’ottima memoria delle singole espressioni e frasi utilizzate dall’interlocutore. Così è facile che l’uomo, dopo un po’ che la compagna parla, si stanchi di ascoltarla perchè non arriva al punto come invece farebbe lui, e potrà anche pensare che sia esagerata in quel che dice per via della forte espressività emotiva che dà alle parole. Dall’altra parte, è facile che la donna consideri il compagno troppo sintetico, come se avesse poca voglia di parlare con lei, e che si infastidisca per il fatto che dopo un po’ che lei parla lui mostra una perdita di attenzione – “tu non mi ascolti!” e lui: “Ma tu ci metti un’ora a dire una cosa per cui basterebbero due frasi”.
Inoltre attenzione alla memoria verbale. A volte la donna chiede al compagno di ripetere le parole che lei gli ha rivolto in un’altra circostanza, e quasi sempre lui non ne sarà capace: come detto prima, il suo cervello ricorda il senso generale delle parole, non le parole specifiche. Il rischio è che lei si senta non ascoltata e lo accusi di non prestare attenzione a ciò che dice, e che lui pensi di trovarsi non in una conversazione ma in un interrogatorio in cui ogni elemento può essere utilizzato contro di lui.

Altro possibile motivo di attrito: gli uomini fanno meglio le cose quando possono farle una alla volta, mentre le donne agiscono di solito in multitasking. Così l’uomo potrebbe pensare che la sua compagna si impegni in troppe cose per volta e sia inconcludente, mentre la donna potrebbe pensare che il suo compagno guadagnerebbe tempo se facesse più cose insieme come lei è in grado di fare. Ciascuno tende a giudicare in base alle sue capacità e non tenendo conto di quelle del partner; il rischio è di pretendere dal proprio partner maschile che agisca come se avesse un cervello femminile o dalla propria partner femminile di agire come se avesse un cervello maschile.

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Elenco brevemente altre differenze tra il cervello maschile e quello femminile.

Avendo come dominante l’emisfero sinistro, razionale, gli uomini tendono ad essere più equilibrati emotivamente e ad avere meno cambi dell’umore durante la giornata. La maggior produzione di testosterone li rende inoltre più aggressivi e competitivi delle donne, il che potrebbe spiegare anche perchè gli uomini tendano in tutte le società ad occupare i posti di maggior potere. Circa l’aggressività, oltre al retaggio degli uomini primordiali che si scontravano con gli animali selvaggi o degli uomini antichi che combattevano nelle guerre, va considerato anche che gli uomini sono più regolati dall’amigdala, la ghiandola del cervello strettamente connessa alla paura e dunque anche alla potenziale risposta aggressiva allo stimolo che fa paura.

Un’altra differenza universalmente accettata è che gli uomini pensino più spesso al sesso (anche se le donne ci pensano solitamente con maggiore intensità) e che lo ricerchino maggiormente rispetto alle donne; questo può essere spiegato dal fatto che, negli uomini, la parte del cervello che reagisce agli ormoni sessuali è sia più che doppia rispetto a quella delle donne.

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Amore ed evoluzione: le leggi dell’attrazione

Una relazione sentimentale comincia dall’attrazione, tuttavia uomini e donne tendenzialmente sono attratti da caratteristiche diverse. Come scrive Grazia Attili, psicologa evoluzionista e grande esperta su questo tema, “se siete uomini a colpirvi sono state la bellezza e l’età, più o meno giovane, della vostra potenziale partner. La giovinezza è una garanzia di fertilità per un periodo lungo, vi assicura la possibilità di avere progenie”. Per quanto riguarda invece la bellezza, essa è “una garanzia di salute” e si basa su “una serie di proporzioni nel viso, le quali indicano che in quella ragazza non ci sono state anomalie nel suo sviluppo, che potrebbero poi essere trasmesse” ai figli avuti con lei (Attili, Il cervello in amore, 2017). Una piccola parentesi sulle famose misure 90-60-90: esse garantirebbero una riserva di grasso che si rivela utile durante il periodo della gravidanza e i primi tre mesi di allattamento.

Donna bella e giovane

Per quanto riguarda invece le donne, sembrano essere colpite soprattutto dal modo di fare deciso dell’uomo, dall’intelligenza che mostra nel suo modo di interagire, dallo status socio-economico, dalla disponibilità ad impegnarsi in un legame duraturo. Queste caratteristiche in un uomo sono correlate ad un maggior potenziale di successo sociale ed economico, e quindi garantirebbero alla donna che diviene sua compagna un accesso a maggiori risorse e una qualità di vita più elevata. Su questo punto potremmo sentirci scettici e pensare: “poteva essere vero nella vecchia società patriarcale ma non ora che crediamo nella parità dei sessi”. Una ricerca molto accurata dello psicologo David Buss confuta però la nostra posizione; svolta su un ampio campione di circa diecimila persona provenienti da varie nazioni e da tutti i continenti, la ricerca mostra che anche le donne economicamente indipendenti desiderano un uomo con uno status socio-economico superiore al loro.

Come si spiegano questi risultati?

Sembra che questi criteri ‘generali’ dell’attrazione tra uomo e donna tendano a rendere ottimale l’eventuale procreazione di figli. Soprattutto se pensiamo ai primordi dell’esistenza umana su questa terra, per una donna in gravidanza era fondamentale poter contare su un partner intenzionato a legarsi in modo duraturo con lei e capace di proteggerla dai molti rischi costituiti dalle condizioni ambientali e dalle minacce provenienti da animali pericolosi e da altri esseri umani. Così come era fondamentale che, durante i periodi della gravidanza prima e dello svezzamento del bambino poi, potesse contare su un compagno che fornisse a lei e al piccolo il cibo e le risorse necessarie.

Può nascere ora una nuova obiezione: eppure tante relazioni cominciano e si consumano senza mai sfiorare il pensiero di generare una nuova vita. Secondo la teoria dell’evoluzione, gli organismi di qualunque specie (e dunque anche gli esseri umani) hanno “una spinta inconsapevole a trasmettere le loro caratteristiche a quanti più individui possibile”, ad ottenere il cosiddetto successo riproduttivo; pertanto questi criteri di attrazione sono divenuti parte del nostro patrimonio genetico “e ci inducono a comportarci come ci comportiamo e a provare quello che proviamo anche quando non intendiamo lasciare progenie o non possiamo raggiungere lo scopo” (Attili, 2017).

Uomo ricco

Per quanto riguarda l’attrazione infine si rivelano veri entrambi i proverbi : “chi si somiglia si piglia” e “gli opposti si attraggono”. Quanto alla somiglianza, gli studi scientifici svelano che tendiamo ad essere attratti da persone che abbiano lineamenti del viso simili a una figura importante della nostra infanzia: può somigliare a genitori, fratelli, altri parenti, persone che la nostra famiglia frequentava durante l’infanzia o bambini con cui giocavamo assieme. Verso la persona che ci attrae noi proviamo, a causa di questa somiglianza, un immediato e indefinito senso di familiarità. Quanto invece al proverbio sugli opposti, gli studi scientifici affermano che, attraverso l’olfatto, noi siamo attratti da persona che possiedono un sistema immunitario molto diverso dal nostro: a livello evoluzionistico, il senso di questo meccanismo è rendere gli eventuali figli più resistenti agli agenti patogeni esterni. Possiamo nuovamente vedere che la natura tende a metterci nelle condizioni migliori per poterci riprodurre – anche se poi la scelta sta a noi.

Nella prossima puntata del nostro viaggio attraverso il “cervello in amore” parleremo del innamoramento.

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Un incontro (im)possibile: Piccoli gesti, grandi gesti d’amore

Un’ulteriore differenza tra uomini e donne secondo John Gray sta nel significato che attribuiscono ai piccoli e ai grandi gesti d’amore.

Gli uomini tendono a voler compiere verso la propria donna grandi gesti, ad esempio accumulare il denaro necessario per trasferirsi in una casa più grande o per regalarsi una vacanza in un posto da sogno. Vorrebbero sentirsi un po’ degli eroi. Focalizzandosi su questi gesti grandi e a lungo termine, tendono a trascurare molti piccoli gesti quotidiani: invitare la compagna fuori a cena, farle dei complimenti, trascorrere una serata a parlare con lei. Nella mente dell’uomo, il grande gesto giustifica queste dimenticanze: nella mente della sua compagna no. Per rafforzare il concetto, Gray si spinge a dire che “per una donna le piccole cose sono importanti quanto le grandi. In altre parole, per una donna un’unica rosa conta quanto il pagamento dell’affitto di un mese”. Probabilmente le due cose non sono così equivalenti neanche per la donna, quello che è certo però è che i grandi gesti non le bastano se non sono accompagnati anche dai piccoli gesti.

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Gray fa l’esempio di un medico di successo, con grandi guadagni, orgoglioso della vita comoda che garantiva a sua moglie e ai suoi figli. Garantirle la vita comoda era il grande gesto che lui sentiva di fare per sua moglie. Il grande carico di lavoro lo portava ovviamente a tornare a casa tardi la sera, e…trovava invariabilmente la moglie insoddisfatta, cosa di cui non riusciva a capacitarsi. Il medico non comprendeva che più lui guadagnava per sua moglie, meno tempo passava con lei…e sua moglie voleva proprio questo tempo e i piccoli gesti di attenzioni che lui avrebbe potuto darle in questo tempo. Quando con l’aiuto di Gray il medico si rese conto di questa dinamica, decise di rallentare il suo ritmo lavorativo così da poter trascorrere più tempo assieme alla moglie, e lei apprezzò questo molto più dei soldi che lui voleva guadagnare per lei.

Un altro errore commesso spesso dagli uomini è che durante il corteggiamento offrono mille piccole attenzioni alla compagna, che non raramente si innamora di loro proprio per questa loro insistenza, ma una volta che la relazione è stabile si dimenticano gradualmente di queste attenzioni e divengono pigri. Inconsciamente danno per scontato che la relazione rimarrà sempre stabile in quel modo…e non è vero. Una relazione non rimane mai uguale a se stessa: ogni giorno se viene coltivata cresce, se non viene coltivata decresce.

John Gray offre quindi dei suggerimenti circa le piccole attenzioni da dedicare alla compagna: abbracciarla appena si torna a casa e abbracciarla spesso durante la giornata; farle dei complimenti; farle le coccole anche quando non si ha intenzione di fare l’amore; portarle piccoli regali; organizzare piccoli viaggi; sorprenderla con un bigliettino scritto da voi; non rispondere al telefono quando state parlando con lei; interessarsi a com’è stata la sua giornata.

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Questi sono piccoli gesti che, ripetuti ogni giorno, ogni giorno valgono come un grande gesto d’amore!

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Un incontro (im)possibile: Le donne sono onde

Se gli uomini sono come elastici, a cosa somigliano le donne? La risposta di John Gray è: alle onde.

Quando la donna si sente amata, “la sua stima di sé cresce e cala con un movimento ondulatorio. E’ frequente che, raggiunto il culmine, il suo umore cambi di colpo e l’onda si infranga”. Così come nell’uomo avevamo parlato di un ciclo di apertura e poi chiusura rispetto all’intimità, così nella donna abbiamo un ciclo di picco e poi di basso dell’umore e dell’autostima. Precisamente “quando l’onda è alta, una donna sente di avere abbondanza di amore da dare, ma durante la discesa prova un senso di vuoto interiore e il conseguente bisogno di riempirlo mediante l’amore”.

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E, così come le donne non sanno che significato dare all’andamento a elastico degli uomini, allo stesso modo gli uomini si trovano in difficoltà di fronte all’onda femminile. La tendenza dell’uomo è vedersi causa degli stati d’animo della compagna. Se la sua compagna è felice, pensa di essere lui la ragione della sua felicità e si sente gratificato; ma se la sua compagna gli appare improvvisamente insoddisfatta, lui crede di aver mancato in qualcosa. E comincia a cercare la soluzione… La faccenda è resa ulteriormente problematica dal fatto che nella donna queste ondate di umore possono essere molto rapide, per cui il nostro uomo attraverso il suo pensiero logico non è in grado di trovare una spiegazione plausibile. E’ probabile che allora il nostro uomo cercherà di spiegare alla compagna che non dovrebbe sentirsi così giù, che fino a poco prima era felice e quindi le cose non sono così negative, e che…probabilmente non farà in tempo a spiegarsi ulteriormente, perché ha sbagliato registro di comunicazione. Probabilmente la sua compagna si sarà già sentita incompresa.

“L’ultima cosa di cui una donna ha bisogno quando è in caduta libera è che qualcuno le spieghi perché non ha ragione di provare certe sensazioni. Ha invece la necessità di una presenza amorevole, di qualcuno che la ascolti e reagisca con empatia”. E’ importante che l’uomo si rilassi: non è colpevole per lo stato d’animo della sua compagna né è tenuto a rompersi il capo per trovare una soluzione o ragioni per cui lei dovrebbe sentirsi diversamente. E’ sufficiente che la ascolti e che capisca in parte le emozioni che lei prova. Non deve capire tutto. Se l’uomo in questa situazione abbandona l’illusione di essere il ‘salvatore’ della compagna, può aiutarla in modo effettivo attraverso l’ascolto.

Perchè riesca in questo è necessaria un’altra cosa importante: che non si faccia intimorire dall’ondata di emozioni negative della compagna. Questa ondata può essere molto potente e lui può sentirsi non abbastanza forte per fronteggiarla: del resto le sue emozioni di solito non hanno questa intensità e quindi si trova su un terreno poco conosciuto.

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In questo caso secondo John Gray l’uomo deve tenere bene a mente che si tratta solo di una fase del ciclo emotivo della donna: ora lei sta toccando il fondo, ma presto comincerà a risalire e a sentirsi meglio. Fa parte del normale funzionamento psicologico della sua compagna. Ricordandosi di questo, può aiutare la compagna a cavalcare la propria onda emotiva.

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Un incontro (im)possibile – La paura di ricevere

Paura di ricevere 1

Tante incomprensioni tra l’uomo e la donna si originano dal fatto che le loro paure principali sono una l’opposta dell’altra. Bel problema! Questo significa infatti che c’è una tendenza a colludere tra uomo e donna, ossia a costruire relazioni in cui la paura dell’uno fomenta la paura dell’altra e viceversa. Un circolo vizioso.

Se la paura dell’uomo era quella di dare, puoi per logica arrivare alla paura fondamentale della donna: la paura di ricevere. Può sembrare strano, non trovi? Dare attenzione è effettivamente una cosa impegnativa, faticosa, che a volte viene davvero innaturale. Ma ricevere! A tutti piace ricevere attenzione e affetto. Ad esempio tutti amano le feste di compleanno in cui essere il centro della festa…no, l’esperienza ci dice che non è così. A diverse persone non piace (mi inserisco senza timidezza in questa categoria). Diverse persone si sentono in imbarazzo se qualcuno fa loro un complimento. O se gli dice ti voglio bene o ti amo. Per esempio, prima di convincere mia nonna (ora 94enne!) ad accettare i miei ‘ti voglio bene’ ce ne ho messo di tempo! Lei appartiene a quella categoria di persone per cui ricevere parole affettuose è un’esperienza più sgradevole che bella. E in generale, nella sua vita, mia nonna è sempre stata molto concentrata sul dare e poco sul ricevere. La paura di ricevere.

Sicuramente gioca anche il fattore culturale. Fin da piccole, le bambine sono (o perlomeno erano, quelle di adesso mica tanto…) educate a essere gentili, graziose, a compiacere gli altri e a schernirsi ogni qual volta ricevano complimenti per la loro bellezza. I bambini maschi ricevono di meno questo tipo di messaggi, e sono invece più influenzati a mostrarsi forti e per esempio a non piangere (“non piangere come una femminuccia!”) o a non dire che hanno paura (“sei un maschietto e hai paura?”). Ma secondo John Gray vi è anche una componente naturale , altrettanto forte, che rende arduo alla psiche femminile ricevere e accettare pienamente l’affetto dell’altro.

Paura di ricevere 2

La paura segreta degli uomini è di non essere all’altezza della vita, quella delle donne è invece di non essere meritevoli d’amore. Parlo da amico di molte ragazze prima che da psicologo: in tutte le mie amiche ho riscontrato il fantasma di questa convinzione, più o meno forte. E’ una paura naturale, da non rimuovere ma da gestire, altrimenti può rompere gli argini e come un fiume in piena creare grandi danni all’autostima della donna. Cosa fa allora una donna che dà tanto e che ha la sensazione che il suo uomo le dia decisamente meno? Prima di tutto, probabilmente entra in contatto con la convinzione dolorosa che questo accade perchè lei non è abbastanza degna d’amore. A volte in queste situazioni ricorda una frase-maledizione lanciatale dal padre, dalla madre o da un ex partner: “con il carattere che hai non troverai nessuno che ti si prenda!”. Come reazione, procede a dare ancora più attenzione al suo compagno, sperando che finalmente lui si accorga di quanto lei si rende amabile con le sue azioni e le contraccambi. Solitamente lui non contraccambia, perchè vive su Marte e non su Venere (come abbiamo visto nel primo articolo sull’argomento). A quel punto, la nostra lei esaurisce le proprie energie e sfoga contro il nostro lui tutta la frustrazione accumulata in questo lungo lasso di tempo. Come reagirà il compagno sentendosi accusato di egoismo e di scarsa sensibilità, e magari anche di non amarla? Non bene. Probabilmente penserà che le donne sono impossibili da capire, che a lui sembrava andasse tutto bene e che se qualcosa non andava bastava dirlo chiaramente. Secondo voi si sentirà motivato a modificare il suo comportamento? “Se per lei sono un egoista, anche se ora faccio qualcosa per lei penserà che lo faccio per un secondo fine. Tanto vale aspettare che si calmi”. Con questo silenzio lei potrebbe invece innervosirsi ulteriormente e pensare di avere un’ulteriore conferma che lui non la ama. La relazione diventa seriamente a rischio. Il livello di allerta è quello massimo.

Un suggerimento molto utile alle mie lettrici può essere quello di non accumulare frustrazione su frustrazione su frustrazione prima di comunicarlo al partner, ma di esercitarvi a fargli notare gli atteggiamenti che non vi piacciono nel momento in cui si verificano, uno per volta, senza sovraccaricare voi di frustrazione e lui di critiche o richieste. Ma voglio chiamare soprattutto i miei lettori uomini a fare qualcosa per sostenere la propria partner nella sua lotta con la paura di ricevere.

Se la vedete turbata o diversa dal solito, non pensate pigramente: “Se ha un problema di cui vuole parlare me lo dirà lei, non voglio essere invadente”. Questo ragionamento probabilmente funziona con voi, ma non con lei. Chiedetele invece come si sente, e poi ascoltatela. Se anche foste nella caverna (tema trattato in un precedente articolo), potete uscirne per un piccolo periodo promettendo a voi stessi di tornarci una volta terminato l’ascolto. E soprattutto chiedetele se potete fare qualcosa per esserle vicini. Scoprirete che molte volte la sua richiesta è molto semplice: basta che voi stiate lì, che la guardiate negli occhi, che la abbracciate facendola sentire protetta. Basta che voi ci siate. Magari, ditele anche cosa vi piace di lei, cosa la rende speciale ai vostri occhi. Sarà un’iniezione di puro amore per lei.

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Amarsi e comunicare nel modo giusto richiede impegno, è vero. Ma come vedete possono bastare delle piccole accortezze, delle piccole gentilezze per riportare il sereno nella vostra relazione – e nella vostra lei.

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Un incontro (im)possibile: La paura di dare

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Sgombriamo prima di tutto l’orizzonte dal malinteso: quando parlo di dare e ricevere non mi riferisco alla contrattazione economica. Intendo il dare e ricevere attenzione, il dare e ricevere amore. Stiamo parlando di relazioni di coppia, non dimentichiamolo. Da questo punto di vista, possiamo dire che tutta la relazione sia un dare-ricevere amore da parte di entrambi. E tutti noi probabilmente sappiamo che quando non vi è un equilibrio tra il dare e il ricevere cominciano a nascere i problemi. Quante relazioni, quanti matrimoni e convivenze entrano in crisi perché una delle due persone lamenta di essere la sola a dare attenzioni, mentre l’altra si limita a ricevere! Frasi come “Sei un egoista!” o “Mi sono annullato per te” indicano proprio questa dinamica. Spesso la faccenda è anche più complicata: ciascuno dei due partner ritiene di essere stato quello che ha dato di più e crede che l’altro sia totalmente fuori dalla realtà nel rivendicare la stessa cosa! (In questo caso, il terreno di scontro è il valore che si dà ai vari gesti di attenzione: un partner tiene conto di un certo tipo di gesti, l’altro partner di un altro tipo di gesti, e così il conto di entrambi risulta truccato a proprio favore).

Torniamo al dare e al ricevere. Non so se lo avete pensato anche a voi, ma posso dire che nella mia esperienza (sia di compagno che di psicologo) è soprattutto la donna a lamentarsi di aver dato troppo e di aver ricevuto troppo poco dall’uomo, che in diversi casi casca letteralmente dal pero a questa affermazione (“Ma come, non ti sei accorta di tutte le cose che ho fatto per te?”). La spiegazione più semplice che certamente hanno pensato diverse mie lettrici è: gli uomini sono più egoisti, le donne sono più generose. Non metto in dubbio che in alcuni casi ciò sia vero, e magari sono i casi che sono vi sono rimasti più impressi emotivamente, ma vi invito a non generalizzare. Da una parte un’affermazione del genere taglia il dialogo con l’uomo (incluso il sottoscritto che fino a prova contrario è un sospetto-egoista-maschio!), dall’altra butta quasi tutte le responsabilità da una parte e suona come una semplificazione. Immaginate come vi sentireste se un uomo vi dicesse la stessa cosa rivolta a voi donne. Inoltre, la conclusione pratica sarebbe che non c’è nulla da fare e che i rapporti sentimentali sono destinati a naufragare. Qualcuno vuole fermarsi qui?

Suggerisco di battere invece un’altra pista: secondo John Gray questo accade per il modo differente in cui funzionano psicologia maschile e psicologia femminile. La più profonda paura di un uomo è di non essere abbastanza bravo o abbastanza competente. Per rispondere a questa paura radicata nel suo essere, cerca in modo costante di aumentare le proprie capacità, dando a successo, potere ed efficienza un posto fondamentale nella sua vita. E’ possibile quindi che da una parte l’uomo si stia chiudendo troppo nella sua ricerca di successo personale e stia trascurando la propria compagna; e che, allo stesso tempo, in quel periodo stia percependo la sua compagna come molto critica e poco accogliente e fiduciosa in lui. Questo lo spinge ulteriormente a non dare nella relazione, ossia a non agire: non vuole fallire. Non vuole ricevere un rifiuto o una critica della propria compagna, non vuole avere la sensazione che quella voce dentro che gli insinua il dubbio “Non sei abbastanza” sia vera, e che sia vera proprio per mano della compagna che ama. Le mie lettrici che stanno continuando a leggere, e che sono sicuramente sincere con se stesse, ammetteranno che ci sono giornate in cui inconsciamente tendono a notare tutti i difetti e gli errori commessi dal proprio partner, e a volerglieli far presenti. Ecco così che la tendenza a chiudersi in se stesso dell’uomo e la tendenza alla critica della donna vanno ad incastrarsi e a bloccare la relazione in un punto difficile.

Cosa fare? Gray a questo punto inserisce la storia di una coppia che ha seguito personalmente, in cui una donna si lamentava perché il suo compagno non si era mai deciso a impegnarsi nel matrimonio. Per lei questo stava a dimostrare lo scarso interesse di lui. Un giorno, tuttavia, le capitò di dirgli che era felice di stare con lui. Anche se erano poveri, non lo avrebbe cambiato con nessun altro. Il giorno dopo lui le chiese di sposarlo. Lasciatemi dire che non ho trascritto questo racconto per promettervi che anche per voi sarà così facile e immediato ma per rendervi l’idea di quanto potente possa essere, per un uomo, sentirsi dire che la propria donna ‘non lo avrebbe cambiato con nessun altro’.

Uomo che dà cuore a donna

La paura più grande di un uomo è quella di dare e di non essere apprezzato, perché risveglierà il mai del tutto sopito timore di non essere all’altezza. Ci sono uomini che la superano con coraggio, ma se vedete che il vostro partner si sta impantanando in questo punto non siete impotenti: avete la possibilità di ricordargli che lo avete scelto perchè per voi è speciale così come è, avete la possibilità di criticarlo meno spesso così lui si senta più accettato. E’ possibile che a quel punto lui esca dal suo immobilismo e ritrovi il desiderio di mostrarvi le piccole grandi cose che può fare per voi. Non dico che sicuramente accadrà così, ma vi suggerisco di giocarvi questa carta: la vostra relazione merita che non sia lasciato nulla di intentato.

Nella prossima puntata vedremo la paura opposta: la paura di ricevere, più presente nelle donne. E quello che il loro partner può fare per aiutarle ad andare oltre.

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Un incontro (im)possibile – Le soluzioni

John Gray - Marte Venere

Dopo essermi limitato ad una introduzione generale nel precedente articolo, ora vi farò addentrare nel mondo delle differenze tra uomo e donna – John Gray Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere (Rizzoli, 2009).

Secondo Gray una prima differenza emerge circa il parlare dei propri problemi. Poichè l’uomo è centrato soprattutto sul raggiungere degli obiettivi, “su Marte parlare di un problema equivale a una richiesta di consiglio. Quando viene consultato, un marziano si sente onorato dell’opportunità offertagli.(…) Questa abitudine marziana è una delle ragioni per cui gli uomini sono portati d’istinto a offrire soluzioni quando le donne parlano dei propri problemi. (…) Vuole aiutarla a sentirsi meglio risolvendole i problemi. (…) Tuttavia, una volta appurato che il suo contributo non ha avuto l’effetto sperato, continuare ad ascoltare la compagna gli riesce sempre più difficile: la sua soluzione è stata respinta e lui comincia a sentirsi inutile” (pagg.28-29). Ecco una prima forma di malinteso: lei gli parla di un problema, lui cerca di trovare una soluzione per lei, lei rifiuta, lui si sente rifiutato insieme alla soluzione e comincia a disconnettersi emotivamente da lei…è facile immaginare che la situazione terminerà in un aperto litigio o in un silenzio di inespresso nervosismo.

Infatti “le venusiane hanno valori diversi. (…) Dedicano molto tempo ad aiutarsi e vezzeggiarsi l’un l’altra. Il loro senso del sé si definisce attraverso i sentimenti e la qualità dei rapporti interpersonali. Si sentono realizzate tramite la partecipazione e la relazione” (pag.29). Agli occhi della donna, quindi, il partner che magari la interrompe mentre parla e le suggerisce di comportarsi in un certo modo non ha voglia di ascoltarla o sta banalizzando il problema o semplicemente non è abbastanza sensibile. Per esperienza posso dire che astenersi dal dare consigli, per un uomo, richiede di mordersi letteralmente la lingua in diverse situazioni. Ma è possibile. E se lo farà, il nostro marziano farà un’esperienza sorprendente: dopo una conversazione in cui tutto il suo contributo è oscillato tra il rimanere in silenzio (mordendosi la lingua) e l’annuire (“mmm”, “certo”, “sì”), la sua partner lo ringrazierà e lui la percepirà in una migliore condizione emotiva. Il potere del semplice ascolto!
Ecco la strategia n.1 per l’uomo: anziché dare consigli, ascolta semplicemente.

Ascolto donna

La prossima volta toccherà alle donne!